http://www.repubblica.it/scienze/2015/07/27/news/longevita_perche_gli_uomini_vivono_meno_delle_donne_-119734498/?ref=HRERO-1UNA DONNA giapponese, in media, vive quasi 88 anni. Un uomo del Ciad raggiunge a malapena, sempre in media, i 50. Nel nostro paese, stando ai dati del Cia World Factbook, relativi al 2014, l'aspettativa di vita media ammonta a 79,4 anni per gli uomini e 84,82 per le donne. Comunque si guardino queste classifiche, la costante è sempre la stessa: gli uomini vivono meno delle donne, in tutto il mondo. Ma, ci racconta oggi la scienza, non è stato sempre così: uno studio condotto dagli scienziati della University of Southern California Leonard Davis School of Gerontology ha infatti mostrato che queste differenze di genere così significative sono emerse, in realtà, solo all'inizio del secolo scorso. Tutta colpa, spiegano i ricercatori, dell'aumento dell'incidenza delle malattie cardiovascolari. Il lavoro è stato appena pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences.
Chi vive più a lungo? I segreti della longevità nel regno animale
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"Abbiamo mostrato", spiegano gli autori nell'abstract dello studio, "che ciò che oggi consideriamo normale ovvero il fatto che l'aspettativa di vita per le donne sia molto superiore rispetto a quella per gli uomini. È un fenomeno demografico emerso per la prima volta tra le persone nate alla fine dell'ottocento". Gli scienziati, in particolare, hanno analizzato 1763 persone nate tra il 1800 e il 1935 in 13 paesi sviluppati, osservando, in quel periodo, un crollo dei tassi di mortalità, specialmente dovuto alla prevenzione delle malattie infettive, al miglioramento delle diete e, in generale, alle migliori condizioni di vita. Le donne, spiegano gli scienziati, sono riuscite a sfruttare tali benefici in modo più efficiente e veloce rispetto agli uomini.
Focalizzando la propria attenzione su soggetti adulti, gli scienziati hanno scoperto infatti che, per gli individui nati dopo il 1880, i tassi di mortalità femminili sono diminuiti più velocemente del 70% rispetto a quelli maschili. "Siamo rimasti sorpresi", racconta Eileen Crimmins, docente di gerontologia e coordinatrice dell'équipe che ha condotto lo studio, "nello scoprire quanto la divergenza nella mortalità tra uomini e donne, che si è originata attorno al 1880, sia concentrata nella fascia di età tra 50 e 70 anni e diventi rapidamente meno netta dopo gli 80 anni". Uno dei motivi, stando all'analisi dei ricercatori, è il fumo di tabacco, che ha inciso per circa il 30% della mortalità "in eccesso" degli uomini nella fascia di età tra 50 e 70 anni. "In ogni caso", continua Crimmins, "anche al netto della mortalità in eccesso dovuta al fumo, abbiamo notato una significativa divergenza tra mortalità maschile e femminile dovuta in particolar modo ai disturbi cardiovascolari". In altre parole, è successo questo: dopo l'abbattimento delle cause di morte che incidevano allo stesso modo per uomini e donne, prime fra tutte le malattie infettive, l'impatto delle malattie cardiovascolari sulla mortalità è significativamente aumentato. E a risentirne maggiormente sono stati gli uomini.
Auspicabilmente, spiegano gli scienziati, la scoperta dovrebbe incentivare l'avvio di ulteriori studi per capire se e come uomini e donne siano diversamente esposti alle malattie cardiovascolari, sia a causa di fattori di rischio di genere che di eventuali meccanismi "di protezione" che emergono nel corso della vita: "I prossimi lavori sull'argomento", conclude Caleb Finch, un altro degli autori dello studio, "dovranno tenere in considerazione le differenze nella dieta e nell'attività fisica tra i generi e l'analisi approfondita della vulnerabilità genetica e biologica a livello cellulare".