Uno dei massimi risultati dello Scorsese anni '80. Rupert Pupkin personaggio di De Niro quasi complementare a quello di Travis Bickle, del quale può benissimo rappresentarne la naturale prosecuzione. Solo apparentemente, meno tragica. Un altro vertice della collaborazione Scorsese- De Niro, tre anni dopo l'epocale "Raging Bull". Come hai detto te spietata, crepuscolare, malinconica riflessione sulla mancanza d'identita dell'uomo metropolitano alla disperata ricerca della fama, nella sua negazione e poi comunque sia e per quel che sia; magistrale studio sui meccanismi anche psicotici dello star-system americano. Strepitoso Jerry Lewis nel ruolo più serio della sua inimitabile carriera. Ottima scelta di film.
Hai ragione, Travis e Rupert Pupkin sono quasi complementari, solo che il primo, idealista e disincantato allo stesso tempo, non può trovare altra soluzione alla sua solitudine, che un gesto disperatamente violento(diventando eroe quasi per caso). Mentre Rupert, ingenuo e illuso come un bambino, riesce a riempire il vuoto e la solitudine della sua vita, alienandosi totalmente nel sogno, e passando gran parte delle sue giornate ad inseguire questo sogno apparentemente impossibile, che si realizza solo per uno strano scherzo del destino, grazie al cinismo assoluto dello show business. Ma come giustamente fai notare, l'epilogo è solo apparentemente meno tragico: cosa ne sarà di Rupert Pupkin passati i suoi 15 minuti di popolarità?il film non ce lo dice, ma si può facilmente intuire!
E quanti Rupert Pupkin ci sono in USA e nel mondo, destinati a sgobbare tutta la vita dietro a sogni effimeri, senza riuscire mai a realizzarli?