Forum sulla Questione Maschile

In rilievo => Osservatorio sul Femminismo => Topic aperto da: ilmarmocchio - Novembre 02, 2017, 19:58:36 pm

Titolo: Gender Gap 2017
Inserito da: ilmarmocchio - Novembre 02, 2017, 19:58:36 pm
http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/gender-gap-nel-2017-l-italia-fa-peggio-di-rwanda-grecia-e-filippine_3104223-201702a.shtml

Come va negli altri paesi - La graduatoria - che fotografa la differenze di opportunità all'interno di ogni singolo Paese e non il livello di crescita - è guidata dall'Islanda, davanti a Norvegia, Finlandia, Rwanda e Svezia. La situazione italiana è peggiore anche di quella di Grecia (78esima), Belize e Madagascar e supera di poco Birmania e Indonesia. In Europa solo Cipro (92esima) e Malta (93esima) sono più in basso in classifica.


 :doh: :doh: :doh:
Titolo: Re:Gender Gap 2017
Inserito da: Frank - Novembre 02, 2017, 20:06:08 pm
Sì, vabbè... siamo alle solite puttanate.

Citazione
Alla voce "istruzione" il gap è apparentemente quasi chiuso, ma alcuni campi restano di appannaggio maschile, come l'Information and Communication Technology dove le donne sono una minima frazione dei laureati.

Eh, e allora?
Le femmine sono o non sono la maggioranza degli studenti universitari, in Italia come altrove?
Chi gli impedisce di frequentare certe facoltà?
Ah già, "il famigerato patriarcato".
Titolo: Re:Gender Gap 2017
Inserito da: ilmarmocchio - Novembre 02, 2017, 20:13:42 pm
Sì, vabbè... siamo alle solite puttanate.

Eh, e allora?
Le femmine sono o non sono la maggioranza degli studenti universitari, in Italia come altrove?
Chi gli impedisce di frequentare certe facoltà?
Ah già, "il famigerato patriarcato".

ormai è una follia conclamata
Titolo: Re:Gender Gap 2017
Inserito da: Frank - Novembre 02, 2017, 20:29:07 pm
Anche 'sto Ruanda, che viene ficcato ovunque in ogni occasione, non è che sia un "paradiso" come ce lo raccontano i media.
Poi, che sia un paese in crescita è un altro paio di maniche.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-04-08/rwanda-inferno-miracolo-economico-150107.shtml?uuid=AB0uhK9

Citazione
Rwanda, da inferno a boom economico, ma senza benessere
di Roberto Bongiorni
8 aprile 2014


Quando, nel luglio del 1994, le milizie tutsi del generale Paul Kagame entrarono vittoriose a Kigali, si trovarono davanti solo distruzione. Il Rwanda del dopo genocidio era un Paese in ginocchio. Il più povero del mondo – secondo quanto denunciava un rapporto diffuso dalla Banca mondiale l'anno seguente - con un reddito medio pro capite di 21 centesimi al giorno (oggi è superiore ai due dollari). Il nuovo governo di unità nazionale si trovò davanti a una situazione desolante: nelle casse del Tesoro non c'era un dollaro.

Gli uffici governativi erano stati quasi tutti saccheggiati. «Se era rimasta qualche penna, non c'era carta su cui scrivere. Avevano rubato anche le porte», ci ricordava un funzionario governativo. Le latrine pubbliche erano spesso intasate di cadaveri, come i pozzi. L'acqua era contaminata, la rete elettrica inesistente. I raccolti di tè e caffè, una delle risorse nazionali di un Paese a quei tempi dalla spiccata vocazione agricola, erano andati distrutti. «Giravamo come un esercito di zombie. Avevamo visto l'inferno, non avevano più voglia di vivere», ci raccontava Claude, uno dei tutsi sopravvissuti, mentre attendeva il minibus. La conversazione durò poco. Il minibus arrivò puntuale, così come gli altri mezzi pubblici che oggi affollano le vie della vivace capitale.

Girando per Kigali non si può non notare la pulizia. Ogni ultimo sabato del mese, tutti i ruandesi, dal manager al lavapiatti, si ritrovano con scopa e guanti per ripulire le strade. In nessun altro Paese africano sono stati vietati i sacchetti di plastica; dal 2006 qui si usano solo quelli di carta.

Quanto al crimine, è quasi assente. Criticato dall'opposizione per aver instaurato una "democrazia" con ancora molte falle – un vero sistema multipartitico è ancora di là da venire, i dissidenti non possono esprimere liberamente la proprio opinione, la libertà di stampa è severamente limitata, così come diversi altri diritti – il presidente Paul Kagame ha comunque portato il Paese a traguardi impensabili 20 anni fa: la mortalità infantile è crollata del 70%, i decessi legati alla malaria, una piaga ancora per molti Paesi africani, sono caduti verticalmente dell'80%, il 92% dei bambini frequenta le scuole elementari. Dal 2005 ogni cittadino ruandese ha diritto al servizio sanitario pubblico. Nessun Paese al mondo può vantare un Parlamento con una presenza femminile così alta: le onorevoli sono il 64 per cento. Qui, le donne sono una colonna portante della società e ricoprono incarichi di rilievo in ogni settore.

I dati economici non sono meno incoraggianti: negli ultimi cinque anni il prodotto interno lordo è cresciuto a un media dell'8 % e secondo la Banca mondiale il Rwanda è il secondo posto migliore dell'Africa per aprire un'attività di business, e ancora al secondo posto – puntualizza Transparency International – per il basso livello di corruzione. Da anni il Paese ha investito molto sui servizi e sull'Information technology, divenendo il riferimento per l'Africa orientale in questo settore.

«Ci chiamavano il Paese delle mille colline, noi ci definiamo il Paese dei mille miracoli», spiegava François, piccolo imprenditore. Nell'anno corrente il Pil dovrebbe crescere ancora, oltre il 7 per cento. Eppure, anche nel settore economico vi sono forti criticità. Il 63% della popolazione vive ancora con 1,25 dollari al giorno e l'82% con meno di due dollari. Insomma, per ora si tratta di un boom senza benessere, dove le sperequazioni sociali ed economiche sono ancora alte. Solo per avere un'idea, nel 2011 nelle mani del 10% della popolazione più agiata si trovava il 43% del Pil.

Le critiche più accese sono concentrate quasi esclusivamente su Paul Kagame, il signore del Rwanda. Cinquantasei anni, al potere da 20, ha trionfato nelle due ultime elezioni presidenziali (2003 e 2010) con percentuali bulgare, più del 90% dei consensi. E, per quanto la Costituzione lo preveda, non sembra aver intenzione di mettersi da parte quando scadrà il suo secondo mandato, nel 2017, accusano diversi esponenti di alcuni partiti dell'opposizione che sono stati messi fuori gioco. E se parlare di appartenenza etnica è ora proibito – probabilmente per non accendere rancori mai sopiti e promuovere la riconciliazione nazionale – molti hutu ruandesi lamentano discriminazioni ai loro danni.

La maggior parte delle migliori opportunità di lavoro e le migliori posizioni finiscono per andare in mano ai tutsi, che rappresentano il 14 % della popolazione. Il processo di riconciliazione, comunque,ha compiuto passi da gigante. Ma il difficile viene ora. Passare da un governo che ha fatto molto dal punto di vista sociale ed economico a un vero sistema multipartitico. Il Paese delle mille colline ha bisogno anche di questo.



Citazione
Nessun Paese al mondo può vantare un Parlamento con una presenza femminile così alta: le onorevoli sono il 64 per cento.

Cosa c'è da "vantare" ?

@@

Per inciso: in Rwanda la vita media è intorno ai 63,8 anni.
In Italia è di 80,3 anni per gli uomini (la più alta in Europa) e di 84,6 anni per le donne, inferiore solo al dato spagnolo, 86,1 anni, e francese, 85,6 anni.
Ora, siccome l'aspettativa di vita è un indicatore del benessere relativo di un popolo, se le donne italiane fossero così fortemente discriminate, umiliate e trattate continuamente di merda, dovrebbero vivere decisamente meno non solo degli uomini italiani ma anche degli abitanti del Rwanda, sia uomini che donne.
Titolo: Re:Gender Gap 2017
Inserito da: ilmarmocchio - Novembre 02, 2017, 20:35:26 pm
in pratica il Ruanda è una dittatura mascherata , però, visto che utilizza molte donne , va bene.
la Russia, invece, è cattiva.
certo, il Ruanda è in crescita, ma era possibile decrescere , visto da dove è partito ? :lol:
Titolo: Re:Gender Gap 2017
Inserito da: Frank - Novembre 02, 2017, 20:39:18 pm
in pratica il Ruanda è una dittatura mascherata , però, visto che utilizza molte donne , va bene.
la Russia, invece, è cattiva.


Ovvio...  :cool2:
Due pesi e due misure: come sempre.


Citazione
certo, il Ruanda è in crescita, ma era possibile decrescere , visto da dove è partito ?

Ma infatti è proprio questo il punto che mi fa girare di brutto i maroni, quando questi "esperti" portano come termine di paragone quel cazzo di Rwanda... (o Ruanda)
Titolo: Re:Gender Gap 2017
Inserito da: ilmarmocchio - Novembre 02, 2017, 20:53:31 pm
a me quello che incazzare è che si pagano un  sacco di tasse per finanziare  i media che ci rifilano queste stupidate, ovviamente a loro interesse
Titolo: Re:Gender Gap 2017
Inserito da: Frank - Novembre 02, 2017, 21:21:35 pm
Per inciso: in Rwanda la vita media è intorno ai 63,8 anni.
In Italia è di 80,3 anni per gli uomini (la più alta in Europa) e di 84,6 anni per le donne, inferiore solo al dato spagnolo, 86,1 anni, e francese, 85,6 anni.
Ora, siccome l'aspettativa di vita è un indicatore del benessere relativo di un popolo, se le donne italiane fossero così fortemente discriminate, umiliate e trattate continuamente di merda, dovrebbero vivere decisamente meno non solo degli uomini italiani ma anche degli abitanti del Rwanda, sia uomini che donne.

Parole di Warren Farrell, tratte da Il Mito del potere maschile.

Citazione
Il potere della vita
"Negli Stati Uniti, nel 1920, le donne vivevano un anno più degli uomini. Attualmente le donne vivono sette anni di più. Il gap nella speranza di vita tra uomini e donne è aumentato del 600 per cento".
Riconosciamo che il fenomeno dei neri che muoiono sei anni prima dei bianchi riflette l'impotenza dei neri nella società americana. Ma il fatto che gli uomini muoiano sette anni prima delle donne raramente viene considerato un riflesso dell'impotenza degli uomini nella società americana.
E biologico quel gap di sette anni? Se così fosse, non sarebbe stato di un anno soltanto nel 1920.
Se fossero gli uomini a vivere sette anni di più, le femministe ci avrebbero aiutato a capire che la speranza di vita è il metro migliore per misurare il potere. E avrebbero perfettamente ragione. Potere è capacità di controllare la propria vita. La morte tende a ridurre il controllo. La speranza di vita è la linea di demarcazione - il rapporto tra gli stress e le gratificazioni.
Se potere significa avere il controllo della propria vita, allora, forse, per valutare l'impatto dei ruoli sessuali e del razzismo sul potere sulle nostre vite non esiste metro migliore che la speranza di vita. Ecco il quadro della situazione:

Speranza di vita alla nascita come indice per stabilire chi ha il potere
Femmine (bianche) 79
Femmine (nere) 74
Maschi (bianchi) 72
Maschi (neri) 65
La femmina bianca vive quasi quattordici anni più del maschio nero. Provate a immaginare quali sarebbero le reazioni se una quarantanovenne dovesse presumibilmente morire prima di un sessantaduenne.
Titolo: Re:Gender Gap 2017
Inserito da: ilmarmocchio - Novembre 02, 2017, 21:38:48 pm
Citazione
Se fossero gli uomini a vivere sette anni di più, le femministe ci avrebbero aiutato a capire che la speranza di vita è il metro migliore per misurare il potere. E avrebbero perfettamente ragione. Potere è capacità di controllare la propria vita. La morte tende a ridurre il controllo. La speranza di vita è la linea di demarcazione - il rapporto tra gli stress e le gratificazioni.

giustssimo
Titolo: Re:Gender Gap 2017
Inserito da: Alberto1986 - Novembre 02, 2017, 22:26:35 pm
Tanto, oramai, ogni giorno ce n'è una. Femmine italiane = piagnisteo continuo.  :sick: Solo quello solo in grado di fare le moderne femminucce: piagnucolare e rompere i coglioni incessantemente col falso vittimismo.
Titolo: Re:Gender Gap 2017
Inserito da: Frank - Novembre 03, 2017, 19:04:12 pm
Questo è un altro brano tratto dal vecchio libro di Farrell, cioè Il Mito del potere maschile.

Citazione
Potere netto
«L’U.S. Census Bureau rileva che le donne capifamiglia hanno un’entrata netta che è il 141 per cento di quella degli uomini capifamiglia.»
(Il valore delle statistiche sul netto è che ci consentono di valutare che cosa a lui e a lei resta una volta adempiuti i rispettivi obblighi finanziari. Il netto medio delle donne è di 13.885 dollari, quello degli uomini di 9883 dollari. Ciò accade perché, sebbene i capifamiglia maschi abbiano entrate lorde più elevate, hanno anche obblighi economici molto più pesanti. È più probabile che siano loro a mantenere la moglie, o la ex moglie, e non le mogli a mantenere loro, e pertanto con le entrate devono provvedere a sé, alla moglie e ai figli - non solamente al cibo e alla casa, ma anche all’istruzione, le assicurazioni e le vacanze. Il divorzio spesso significa che la donna ottiene la casa, che l’uomo paga, e anche la custodia dei figli, che l’uomo mantiene. L’obbligo per la donna di passare più tempo con i figli fa sì che guadagni meno, mentre l’uomo guadagna di più ma spende anche di più.)
«In quell’1,6 per cento di persone ricchissime che fanno parte della popolazione americana (quelle con disponibilità di 500.000 dollari e oltre), il patrimonio netto delle donne è superiore a quello degli uomini.»

Com’è possibile che tante delle persone più ricche siano donne, se poi le donne non occupano nessun posto chiave nelle società? In parte perché scelgono gli uomini che quei posti occupano, e a loro sopravvivono. E in parte perché possono spendere di più e hanno meno obblighi finanziari…
Il potere di spendere

Uno studio sui grandi centri di vendita (compresi i negozi di abbigliamento maschile e di articoli sportivi) ha rilevato che lo spazio riservato agli articoli femminili è in genere sette volte superiore a quello riservato agli uomini. Entrambi i sessi comprano di più per le donne. La chiave della ricchezza non è quanto si guadagna, ma piuttosto quanto si spende per sé, a propria discrezione - o quanto viene speso per noi, su nostro suggerimento.
Nell’insieme, le donne controllano i consumi con ampio margine e quasi in ogni settore. Con il potere di spendere arrivano altre forme di potere. Il controllo sulla spesa da parte delle donne dà loro il controllo sui programmi televisivi, perché la TV dipende dagli sponsor. Quando a ciò si aggiunge il fatto che le donne guardano di più la TV in tutti i momenti liberi, è chiaro che gli spettacoli non possono permettersi di mordere la mano che li nutre. Le donne sono per la televisione quello che i boss sono per i dipendenti. Il risultato? La metà dei 250 film girati per la televisione nel 1991 mostrava le donne come vittime - sottoposte a «una qualche forma di maltrattamento fisico o psicologico».
Il «gap negli oneri finanziari»
Al ristorante, gli uomini pagano per le donne all’incirca dieci volte più spesso di quanto non tocchi alle donne, e più il ristorante è costoso più di frequente è l’uomo a pagare. Capita spesso che una donna dica: «In fondo, gli uomini guadagnano di più». Ma quando due donne vanno insieme al ristorante, nessuna delle due dà per scontato che sarà quella che guadagna di più a pagare il conto. L’aspettativa che gli uomini spendano di più per le donne crea il «gap negli oneri finanziari».
Ho avuto una prima avvisaglia di questo gap ripensando al mio primo appuntamento. Quando ero un teenager, mi piaceva fare il baby-sitter. (Amavo davvero i bambini, e inoltre era l’unico modo per essere pagato per svuotare il frigorifero!) Ma poi arrivò l’età dei primi appuntamenti. Purtroppo, come baby-sitter mi pagavano solamente 50 cent l’ora. Per tagliare l’erba, invece, si guadagnavano 2 dollari l’ora, ma io detestavo tagliare l’erba. (Vivevo nel New Jersey, dove le cimici, l’umidità e il sole di mezzogiorno rendevano quest’operazione decisamente molto meno gradevole della razzia di un frigorifero.) Ma non appena passai ai primi appuntamenti, cominciai anche a dedicarmi al taglio dell’erba.
Per i ragazzi, tagliare l’erba è una metafora del fatto che dobbiamo imparare presto a fare i lavori che ci piacciono meno solo perché rendono di più. Negli anni del ginnasio, i ragazzi cominciano a reprimere l’interesse per le lingue straniere, per la letteratura, la storia dell’arte, la sociologia e l’antropologia perché sanno che un laureato in storia dell’arte guadagna meno di un ingegnere. In parte a causa della prospettiva di futuri obblighi finanziari (con buone probabilità dovrà mantenere una donna, mentre non può aspettarsi di essere mantenuto da una donna), negli Stati Uniti 1′85 per cento degli studenti che frequentano la facoltà di ingegneria è costituito da maschi; oltre l’80 per cento degli studenti della facoltà di storia dell’arte sono invece femmine.
La differenza di stipendio tra una insegnante di storia dell’arte femmina e un ingegnere maschio sembra una forma di discriminazione, mentre in realtà entrambi i sessi sanno già in anticipo che una laurea in ingegneria rende di più. In effetti, la donna ingegnere che comincia a lavorare senza avere alcuna esperienza, guadagna mediamente 571 dollari all’anno in più della controparte maschile.
In breve, gli impegni finanziari che inducono un uomo a scegliere una carriera che gli piace di meno ma rende di più sono un segno di impotenza e non di potere. Ma quando s’impegna in quel lavoro, spesso le donne danno per scontato che pagherà lui perché «dopo tutto, guadagna di più». Pertanto, le aspettative di entrambi i sessi rafforzano la sua impotenza.

Titolo: Re:Gender Gap 2017
Inserito da: Red- - Novembre 03, 2017, 21:55:29 pm
E' in atto una recrudescenza del fenomeno male-bashing, che fino a non molto tempo fa sembrava aver segnato un pò il passo.
E' in atto una nuova offensiva, come dimostra anche tutto il bailamme su Holliwood e corollario
Lotta senza quartiere contro le molestie.
Ma ogni donna, in vita sua, ha subito alemno una molestia, tipo un invito a cena o una mano sulla spalla. E' così che da sempre va il mondo, è per questo che ci siamo moltipilicati e per questo esistiamo: perchè i nostri padri, un giorno, hanno "molestato" le nostre madri.

E' in atto una nuova dura propaganda contro il genere maschile. Una vera e propria strategia, ingegneria sociale, molto intelligente, efficacissima, del tutto inattaccabile (perchè non riconosciuta) a livello di massa.
Titolo: Re:Gender Gap 2017
Inserito da: Alberto1986 - Novembre 03, 2017, 23:19:44 pm
Si, certamente questo nuovo teatrino creato ad arte dai media sulle "molestie", segna un nuovo livello di propaganda e lavaggio del cervello anti-maschile. Non so come finirà questo occidente sempre più folle, deviato, malato e non più in grado di arginare la pazzia femminista e politicamente corretta, ma una cosa è certa: l'uomo medio occidentale primo o poi dovrà fare i conti con ciò che ha fatto finta di non vedere e con ciò che credeva non lo avrebbe mai riguardato di persona. Ciò che hanno assecondato ed avallato le generazioni di maschietti castrati femministi, verrà pagato dai loro figli, i quali, a loro volta, dovranno saper dare adeguata risposta alle pesantissime colpe dei loro pseudo padri.
Titolo: Re:Gender Gap 2017
Inserito da: Frank - Novembre 04, 2017, 08:19:40 am
Tuttavia, certe ossessioni, infarcite di mistificazioni, riguardano ormai anche i Paesi non occidentali.

http://www.eastjournal.net/archives/80014

Citazione
Differenziale salariale di genere, la situazione in Europa orientale
Gian Marco Moisé 23 gennaio 2017   


Fonte: UN campaign

Secondo le stime di Eurostat che si rifanno ai dati del 2013, e alla più recente indagine di Expert Market che si basa sui dati dell’Unione Europea del 2015, le donne europee sono pagate meno delle loro controparti maschili. Se la notizia in sé non è una novità, conoscere l’entità della differenza tra paghe maschili e femminili nei vari paesi europei è rilevante.

La situazione nei paesi europei

Qual è il giorno dell’anno in cui le donne europee possono smettere di lavorare? Nella classifica tra i paesi europei con la maggiore differenza tra la retribuzione femminile e maschile il paese a risultare più virtuoso è la Slovenia, dove il gap è pari al 3,2%. Questo significa che a differenza degli uomini, le donne slovene durante l’anno smettono di essere retribuite il 18 dicembre. Anche il paese europeo più virtuoso risulta essere sostanzialmente discriminatorio nei confronti della propria popolazione femminile, per la quale la paga oraria è talmente inferiore a quella maschile da rendere irrilevanti 15 giorni di lavoro durante l’anno.

La situazione diventa peggiore scorrendo la classifica. La Polonia, paese in cui le donne occupano gran parte delle posizioni manageriali, il gap è al 6,4%. L’Italia si colloca sorprendentemente in alto, con un 7,3% di differenza che significa che le donne italiane lavorano a titolo gratuito nel mese di dicembre. Molti paesi est europei si collocano davanti a quelli occidentali, tra questi la Croazia, subito dietro l’Italia, la Romania all’ottavo posto, la Serbia, la Moldavia e la Bulgaria. Quasi metà dei paesi ha un gap che si aggira intorno al 15%, cioè in questi paesi le donne, rispetto agli uomini, smettono di essere pagate negli ultimi due mesi dell’anno.

Tra i peggiori troviamo la Gran Bretagna con il 19,7%, la Germania con il 21,6% e l’Austria con il 23%. L’est Europa apre e chiude la classifica. Infatti la Slovacchia si colloca poco prima della Germania con un gap del 19,6%, e la Repubblica Ceca poco prima dell’Austria con il 21,6%.

Il peggior paese dell’Unione Europea è l’Estonia, con un gap del 29,9%. Alle ultime posizioni troviamo Georgia, Ucraina e Bosnia ed Erzegovina. Quest’ultima colpisce in modo particolare con una differenza del 46%. Ciò significa che a parità di condizioni le donne bosniache lavorano per la metà della paga degli uomini.

Le ragioni

Secondo Luboš Sirota, CEO e presidente dell’agenzia di consulenza in risorse umane McROY, la differenza di paghe si deve a stereotipi di genere consolidati storicamente. Tutto ciò avviene nonostante le donne siano più istruite degli uomini. Infatti, secondo uno studio di Sberbank Slovacchia il 36% delle donne tra i 25 e i 34 anni ha conseguito un titolo universitario contro il 24% degli uomini.

Per Ladislava Molnárová, senior manager all’Amrop, la differenza si deve anche alla mancanza di flessibilità dovuta al periodo di maternità. Spesso le donne accettano paghe ridotte per poter avere orari più flessibili. Come confermato da Anna Klimáčková, membro del board esecutivo della Piattaforma Donne Slovacchia, il gap più grande si ha nella fascia di età tra i 35 e i 39 anni: “il che denota gli sforzi delle giovani madri ad accettare qualsiasi lavoro pur di avere un reddito.” A differenza della Polonia, dove le madri hanno diritto alla totalità del loro stipendio durante le prime 24 settimane di maternità, in Slovacchia nello stesso periodo lo stipendio viene ridotto al 60%.

La questione di genere è da tempo sull’agenda dell’Unione Europea. Nel 2010, a Bruxelles, è stata approvata la Carta delle Donne, che propone soluzioni e descrive le misure necessarie a garantire l’uguaglianza di genere nelle politiche sociali. Ciononostante i paesi membri sembrano incapaci di metterla in atto. Non valorizziamo più di metà dell’intera popolazione, inconsapevoli del ruolo fondamentale che le donne hanno nelle nostre società.
Titolo: Re:Gender Gap 2017
Inserito da: Frank - Novembre 04, 2017, 08:25:50 am
https://spectator.sme.sk/c/20057380/gender-pay-gap-remains-a-problem.html

Citazione
Gender pay gap remains a problem

SLOVAK women earn 20 percent less than men on average, a statistic that is worse than the European Union average, and part of a global trend that Pope Francis recently called a “pure scandal”.


“The difference in pay between men and women is closely linked to the gender segregation on the labour market and participation of women in public and business life,” Anna Klimáčková, member of the executive board of Women Platform Slovakia, told the Slovak Spectator. “It is a long-term problem that affects all of Europe.”

Based on Eurostat data from 2013, women in Slovakia earn 19.8 percent less than men. It is more than the European average of 16.4 percent, but less than in Estonia, which has the EU’s biggest gap — 29.9 percent. Among neighbouring countries, Austria and Czech Republic are worse than Slovakia with 23 percent and 22.1 percent, respectively. Hungarian women earn 18.4 percent less. The greatest equality was reported in Slovenia (3.2 percent), Malta (5.1 percent) and Poland (6.4 percent).

Slovakia is still lagging behind in gender equality, mainly in comparison to western Europe. Luboš Sirota, CEO and board chairman of HR consultancy McROY, attributes it to traditional gender stereotypes, reinforced during the previous regime.

“Women have been associated with the role of child carers and this outlook persisted during socialism,” Sirota told The Slovak Spectator. “The state required full employment but accepted the position of women as in the household, which strengthened the gender roles.”
Historical stereotypes

Historical gender stereotypes associated men with the dominant position, which was also reflected in earning potential. The Gender Pay Gap (GPG) represents the difference in the average hourly wage of men and women, expressed as percentage.

“Since long ago, women in Slovakia have been earning less than men, regardless of overall comparison or even with identical positions,” said Sirota.

According to Sirota, cultural stereotypes can later affect the choice of secondary education and determine the person’s professional development.

“Although some jobs are based on the physical predispositions of the men; these stereotypes should not cause that we consider each driver or builder to be a man,” said Sirota.

Nevertheless, it is a common practice that females prefer business colleges whereas males go for technical colleges. The situation is similar with universities. Results of a survey by the Slovak arm of Sberbank indicate that women are more educated but earn less. Amongst the young generation between 25 and 34 years, survey reported that 36 percent of women had a university education but only 24 percent of men.

Ladislava Molnárová, senior manager at Amrop consulting firm, also attributes the gap to the gender stereotypes, together with social development and career path interrupted by maternity leave.

“Women work in sectors with lower average pay, for example education, health care, services, travel industry and retail,” Molnárová said. Because of maternity duties, they prefer flexible hours and shorter working times to pay conditions.”

“The highest pay differences, 31.5 percent, were reported in the 35-39 age category, which points to the efforts of young mothers to take up any work in order to have an income,” Klimáčková confirmed.

When compared with neighbouring countries, the situation in Poland is better because Slovak industry is dominated by the automobile industry which is not the first choice for women. Moreover, with a population of nearly 40 million, the job market offers more variety. Women enjoy better wage conditions, keeping 100 percent of their pay during the first 24 weeks of maternity leave, compared to 60 percent in Slovakia, with a cap also set by law.

“Apart from that, Poland belongs amongst the top countries with women in managerial positions,” Klimáčková pointed out.

“There is still a low number of women entrepreneurs,” said Ivana Vačoková from the personal agency Adecco. “The traditional perception that a woman is a mother comes first, the role of an employee comes just second.”

The situation is better in international companies and the non-manufacturing sector, but still there is room for improvement.

“Many times, women aren’t hired because the employer is afraid that they will leave for maternity leave,” said Vačoková. “This, together with the problematic return from maternity leave, results in higher unemployment rates among women. Maternity leave can slow down women’s progress towards the top management. On the other hand, women who prefer work are often perceived as careerists and viewed negatively.”
What is being done

The gender pay gap has been on the agenda of the EU for a long time. Five years ago, in 2010, Brussels came up with the Women’s Charter that proposes solutions and describes the measures supporting gender equality in social politics.

On April 11, the German daily Die Welt wrote that the current economic order and open market helps push equality. It forces women to enter the labour market in order to help the family to meet the basic needs. As evidence they list the Scandinavian countries with the highest tax expenses that usually have the highest rate of employment amongst women.

Although there have been efforts to improve the situation in Slovakia, none of the initiatives have developed into a systematic policy. Significant changes have been made only since 2013, under pressure from the EU. Two controls found 44 cases of payment discrimination of women, which encouraged more women to actively engage in their rights.

“In 2014, government passed the gender equality strategy which includes the measures towards solving the most serious problems,” Klimáčková said. “Slovakia is amongst the signatories of the Convention to Eliminate All Forms of Discrimination Against Women and optional protocol from 1999, which binds us towards meeting the international agreements.”

The Women’s Platform also supports the creation of commissioner for gender equality who actively mediates gender mainstreaming.

“The role would be to communicate with government, parliament, private and non-profit sectors,” Klimáčková specified.

The government has promised to invest in pre-school facilities and motivate employers to take on mothers with small children. Improving the system of education would help the problem. The parents must postpone their return to work due to low capacity of kindergartens and inconvenient opening times.

“They aren’t customized to the new trends on the labour market when the parents leave work between 17:00-18:00,” said Vačoková.

A larger number of part-time or flexible contracts would also help women to get back to work after maternity leave.

“Return to work after maternity leave was amended by the labour code,” confirmed Molnárová from Amrop. “It guarantees a woman not only the original working conditions negotiated before the maternity leave but also further improvements she is entitled to.

Regardless of the legislation, jobs are created by companies, not government. Therefore the gender equality must be solved elsewhere.

“The measures are restricted only to supporting pro-gender measures at the employers and better coordination of professional and private lives,” said Sirota. “But it isn’t enough.”
Future

The Labour, Social Affairs and Family Ministry’s gender equality department has already launched a project called Family and Work that is part of the long term objective of the EU operational programme Employment and Social Inclusion. It targets the women and small children, who are the most underprivileged groups on the labour market. In particular, it tries to provide flexible employment for the women who are at home with small children.

“The situation has improved; many companies experienced larger numbers of women at the top positions, as well as proportional remuneration of the employees of the same level,” said Vačoková.

She attributes it to the foreign companies that inspired also the Slovak ones. Ten years ago, women held only about 10 percent of the positions in the top management, nowadays it is around 25 percent, confirmed Sirota.

“Women are doing well in spheres such as marketing, human resources, customer care and retail. Companies value the higher degree of empathy and often also high level of creativity,” said Sirota.

25. May 2015 at 5:30  | Erik Rédli
Titolo: Re:Gender Gap 2017
Inserito da: Frank - Novembre 04, 2017, 08:28:30 am
http://www.thedaily.sk/slovak-women-paid-almost-20-less/

Citazione
Slovak Women Paid Almost 20% Less
   
Slovakian women step away from your desks on October 19th, you won’t be paid from this date.

Expert Market, Europe’s leading B2B marketplace, has conducted new research investigating the full extent of the gender pay gap across the continent and found that for many months of the year, women are still effectively not being paid.

The findings reveal that on average women in Europe earn 16.68% less annually than men, which is the equivalent of working for free for nearly two months of the year. Based on the gap between men and women’s earnings, we have worked out on what date women should shut off their computers and put their feet up – because effectively, they are no longer being paid for their work.

In Bosnia, the gap between the pay of men and women is so big that from as early as July 15th women could effectively stop working due to the 46% pay gap present in the former Yugoslavian state.

Despite the country submitting its formal EU membership application in February 2016, it is still shocking to find that women earn almost half as much compared to their male counterparts. This means that Bosnian women stop getting paid the earliest across the continent.

The situation is only slightly better in Slovakia, where women effectively stop earning from October 19th onwards, which amounts to over 2 months of free labour.

Surprisingly, Slovenia emerged as the country with the lowest gender pay gap, with women earning
only 3.2% less annually than men. This means that Slovenian women effectively stop getting paid on
December 18th – the latest date across Europe.

Michael Horrocks from Expert Market comments: “When we examine gender pay disparity across
Europe, it can be difficult to actually imagine how this difference in pay is reflected in everyday life.
Our findings highlight the amount of money women across Europe are losing out on in comparison to
their male peers. It is disappointing to see that in many European countries, women are essentially
working for free for two or more months.”

Highlights:
● On average women in Europe earn 16.65% less than men
● Slovakian gender pay gap is 19.80% (women work unpaid from 19th October)
● Bosnia has the highest gender pay gap at 46%
● UK gender pay gap is 19.70% meaning women work for free from October 19th
● Slovenia has the smallest gender pay gap at 3.20%
Titolo: Re:Gender Gap 2017
Inserito da: Frank - Novembre 04, 2017, 08:36:11 am
Sempre siginificativo il fatto che a scrivere questi "articoli" siano soventemente degli appartenenti al sesso maschile.

http://www.eastjournal.net/archives/86693

Citazione
UNGHERIA: Tra i peggiori dell’UE nell’uguaglianza di genere. Perché Budapest non ama le donne

Gian Marco Moisé 10 giorni fa   

L’Istituto Europeo per l’uguaglianza di genere (EIGE) nel 2017 ha stilato la classifica dei 28 paesi dell’Unione Europea sulla base dell’uguaglianza di genere. L’Ungheria si è collocata penultima, poco dopo la Grecia.


Uguaglianza di genere

L’indice dell’uguaglianza di genere viene calcolato con un punteggio da uno a cento sulla base di un’analisi della situazione lavorativa, accesso a risorse finanziarie, tempo speso in lavoro domestico e attività sociali, partecipazione e traguardi educativi, salute e accesso ai servizi sanitari, presenza in ruoli decisionali in ambito politico ed economico. L’Ungheria ha ottenuto 50.8 punti, largamente al di sotto della media dei 28 dell’Unione. Non se la cavano certo meglio Romania e Slovacchia con un timido 52.4 né Repubblica Ceca e Polonia rispettivamente con 53.6 e 56.8.

I punteggi dell’Ungheria sono piuttosto alti, certamente sopra la media UE, negli ambiti lavorativo, sanitario e finanziario, ma sono tremendamente bassi per quanto riguarda la presenza in ruoli decisionali, traguardi educativi e tempo ricreativo a disposizione. In ambito politico, la presenza femminile in Parlamento raggiunge solo il 9,7% contro il 27,7% dell’UE, e i posti governativi ricoperti da donne sono stati solo 1,5% contro il 26,8% dell’UE.

Il problema di Fidesz con le donne

D’altronde Fidesz, il partito del premier ungherese Viktor Orbán, negli ultimi anni non si è mai speso in favore dei diritti delle donne. A livello comunitario il partito è membro del Partito popolare europeo (PPE) ma negli ultimi due anni in 58 casi si è astenuto o ha votato contro l’opinione della maggioranza. Al di là delle più note situazioni relative alla crisi migratoria, in molti casi Fidesz si è opposto a riforme europee che riguardavano un miglioramento nelle questioni di genere.

Tra questi si contano: maggiore supporto all’educazione femminile, implementazione del principio di uguali opportunità in ambito lavorativo e occupazionale, rafforzamento dell’uguaglianza di genere per i diritti delle donne nell’era digitale, prevenzione e combattimento del traffico di esseri umani, sviluppo di condizioni del mercato del lavoro favorevoli al bilancio tra lavoro e vita privata, report sui sussidi dell’UE per la promozione dell’uguaglianza di genere. Ciò non stupisce considerate le posizioni di Orbán sulla partecipazione delle donne in politica, ritenute “troppo delicate” per potersi occupare della cosa pubblica.

Patriarchia, dominio e libertà

Nel 2015, Orbán affermò che “si dovrebbero dare più opportunità alle donne nella vita politica”. Questo modo di ragionare presuppone siano gli uomini a dover concedere più spazio alle donne, decretando un dominio degli uni nei confronti degli altri. Sylvia Walby definisce la patriarchia come “un sistema di strutture e pratiche sociali in cui l’uomo domina, opprime e sfrutta la donna”. Il dominio non si sostanzia solo in violenza o diretta restrizione di libertà, ma piuttosto in modi di ragionare e imposizioni indirette.

I recenti dati sull’allarmante situazione della disuguaglianza di genere in Europa dell’Est non sono una novità, e si collocano sull’onda delle riforme restrittive della libertà riproduttive delle donne in Polonia e sulla differenza salariale di genere nell’area.

Gran parte della letteratura accademica, da Cavalcanti a Seguino alla stessa Banca Mondiale, concorda sul fatto che una maggiore partecipazione delle donne nel mondo del lavoro determinerebbe grossi incrementi di crescita economica. Un maggiore accesso delle donne al mercato del lavoro passa per leggi più sensibili sulle questioni di genere e maggiori tutele per la salute riproduttiva delle donne, come dimostrato da Euwals nel caso olandese. Sulla questione migranti come sulla questione di genere bisognerebbe capire che il controllo, ridotto a dominio, non aiuta, ma nuoce. Al contrario, più libertà genera liberazione per tutti.


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Citazione
Sulla questione migranti come sulla questione di genere bisognerebbe capire che il controllo, ridotto a dominio, non aiuta, ma nuoce. Al contrario, più libertà genera liberazione per tutti.


Che differenza c'è tra le parole di questo giovanotto e quelle di una femminista?
Nessuna.
Il fatto grave è che il tipo non è solo laureato in "Interdisciplinary Research and Studies on Eastern Europe" ('sto cazzo di inglese lo trovo sempre più insopportabile...), ma è anche giovane.
E un giovane dovrebbe essere più evoluto di uno maturo o anziano.
E invece niente: anche il suddetto "ha buttato il cervello all'ammasso", come direbbe una mia conoscenza.
Titolo: Re:Gender Gap 2017
Inserito da: Frank - Novembre 04, 2017, 08:48:46 am
https://www.questionemaschile.org/forum/index.php?topic=14807.0

Citazione
Gender Gap?
di Armando Ermini

Come ogni anno il WEF (World Economic Forum) stila una classifica su basi statistiche che vorrebbe misurare il così detto “gender gap”, ossia il divario di genere in termini di opportunità. (leggi quì) Misurazione che vorrebbe essere in termini assoluti all’interno dei singoli paesi e in termini relativi fra i diversi paesi i quali, di anno in anno, possono salire o scendere in classifica. Uso volutamente il condizionale perché, come vedremo, i criteri usati per le misurazioni sono , diciamo così, un po’ discutibili. Ogni volta che ci si addentra nelle metodologie statistiche (questa volta grazie alla meritoria curiosità di un frequentatore del blog “metromaschile” (leggi qui) si scoprono vere e propre perle, di cui ovviamente i media non si preoccupano affatto, preferendo sparare titoloni e articoli che, comunque li si consideri, mistificano il problema e offrono notizie sostanzialmente false, atte a far credere ai lettori verità semplici e chiare che in realtà non sono affatto tali.
Ma andiamo con ordine a partire dal citato articolo di Repubblica.
Fra i 134 paesi presi in considerazione, l’Italia scende dal 72° al 74° posto in classifica, dominata come sempre dalle nazioni scandinave (Islanda, Norvegia, Finlandia e Svezia).
L’indice del WEF, ci spiega Repubblica, misura quattro elementi: partecipazione e opportunità economica delle donne - materia per la quale l’Italia occupa la 97esima posizione - l’accesso all’educazione (qui l’Italia ha una relativamente buona 49esima posizione), le differenze tra uomo e donna in termini di salute e di aspettative di vita (95esima) e l’accesso femminile al potere politico (54esima). Nella cassifica globale la Cina è 61esima, la Russia 45esima e il Brasile 85esimo. Ultimi in classifica sono Pakistan (132), Ciad (133) e Yemen (134).Globalmente, osserva il Wef, le disparità nei settori dell’educazione e della salute si riducono. Ma i progressi si otterranno quando i Paesi si decideranno a raccogliere i frutti degli investimenti nell’educazione e la salute delle donne, trovando il modo di rendere matrimonio e maternità compatibili con la partecipazione economica delle donne.
La prima falsa verità che si ricava leggendo per intero l’articolo di Repubblica è che in Italia le donne, in termini di pari opportunità, stiano peggio dell’anno passato. Ma non è così perché (vedasi il blog linkato), il gap in termini assoluti si sarebbe in realtà ridotto, sia pure leggermente, e il peggioramento in classifica dipende dai maggiori “progressi” fatti in altri paesi. Ma questo è un peccato solo veniale, perché effettivamente in quel coacervo di numeri c’è qualcosa che fa pensare. Tutti sappiamo che, in Italia e a maggior ragione nei paesi scandinavi, la vita media femminile supera di circa cinque anni quella maschile, o che le donne si laureano in numero maggiore dei maschi. Com’è che, allora, esisterebbero sempre questi gaps a sfavore delle donne in termini di salute, aspettative di vita e accesso all’educazione?
L’arcano, anzi il trucco vergognoso, è ben spiegato in Metromaschile che invitiamo a leggere non solo nel pezzo citato ma anche nei successivi commenti che articolano ancora meglio la questione.
In pratica, quando in uno dei settori considerati esiste un vantaggio femminile si considera ci sia parità.
Lo dice lo stesso WEF : “Il nostro scopo è di focalizzare se il gap fra donne e uomini nei settori scelti è diminuito, piuttosto che se le donne sono vincenti nella battaglia dei sessi. Per cui, l’Indice “premia” i paesi che raggiungono il punto dove i risultati per le donne uguagliano quelli per gli uomini, ma né premia né penalizza i casi in cui le donne sono “sovraperformanti” rispetto agli uomini in particolari settori”.
Facciamo un esempio: in Norvegia i dati femminili sono nettamente superiori a quelli maschili nell’istruzione superiore, leggermente migliori in quella secondaria e uguali in quella di base. Ebbene, coi criteri usati dal Wef risulta invece che nel settore ci sia parità.
Ma non basta ancora. Prendiamo il settore salute e aspettative di vita: come si fa a rovesciare il signficato di numeri inoppugnabili che vedono le aspettative di vita femminili costantemente superiori a quelle maschili? Semplice, per i nostri stregoni del WEF. Basta infatti considerare la maggior longevità femminile come un dato di natura, fra l’altro contraddicendosi con la loro filosofia di base che attribuisce ogni differenza a fattori storico/culturali, e quindi, in questo caso, stabilire che la parità si ha quando le donne vivono un certo numero di anni (cinque) più degli uomini. Ne consegue che se gli uomini vivono solo 4 anni meno delle donne, ciò significa uno svantaggio femminile, ossia una discriminazione a danno delle donne. A maggior ragione risulterebbero svantaggiate se per caso gli uomini vivessero quanto loro.
Insomma, in nessun paese e in nessuno dei settori presi in considerazione sarà mai possibile, in nessun caso, che risulti un qualsiasi svantaggio maschile, ma solo il contrario.
Va da sé che la credibilità scientifica di quell’ “Indice di uguaglianza” è pari a zero, e ogni persona dotata di onestà intellettuale e morale non può non convenirne.
Il principio di base è chiaro: esiste disuguaglianza quando ad essere svantaggiate sono le donne, mentre esiste uguaglianza quando ad essere svantaggiati sono gli uomini, con buona pace di logica, senso della giustizia, obbiettività delle statistiche. Risuonano perfette le parole di Alessandra Nucci, che nel suo libro “La donna a una dimensione” (Marietti 1820), scrive a pag. 36: L’indignazione delle femministe è esclusivista: esse sole possono accusare gli uomini di sessismo, viceversa non è permesso. Ed ancora a pag. 109: Il femminismo di oggi cammina su una sottile fune tesa fra il concetto di uguaglianza e l’idea che, in fondo, femmina è meglio.
L’accenno al libro di A. Nucci pone il tema dell’intreccio fra il femminismo (o parte di esso, peraltro preponderante) e i grandi circoli del potere economico/politico/mediatico dei paesi occidentali, in cui l’ideologia del Gender, sicuramente antimaschile ma in ultima analisi anche antifemminile e dunque antiumana, domina incontrastata.
Cosa è infatti il WEF, i cui dati sono usati trionfalmente dai pro-feminist di tutti i sessi per sottolineare lo stato di oppressione delle donne? Leggiamo sul sito di quell’Organizzazione, che: Negli anni il Meeting annuale dei membri del World Economic Forum (WEF) di Davos è diventato il summit del commercio globale del mondo. Al meeting annuale, 1.000 uomini di affari, 250 leaders politici, 250 esperti accademici in ogni campo, inclusi molti vincitori di premi nobel, e circa 250 leaders dei media vengono insieme a formare la agenda globale.WEF04_1_Clinton_L
Insieme, indirizzeranno la discussione in chiave economica, politica e sociale, guardando avanti e orientando la via di azione. Le discussioni sono tenute ad un alto livello tra i partecipanti che appartengono alla stessa comunità all’apice del processo decisionale…Si tratta, dunque, di una potentissima organizzazione dotata di grandi mezzi volti a orientare l’opinione pubblica.
Sempre nel libro citato, A. Nucci spiega con dovizia di particolari come il sistema delle Agenzie Onu e delle Ong accreditate formi un fronte potente e compatto volto promuovere l’idelogia del Gender che vorrebbe annullare ogni differenza fra i sessi e promuovere il nuovo tipo umano dell’androgino. Obbiettivo per raggiungere il quale ogni falsificazione della realtà è ammessa, a partire da quella che vuole le donne sempre e comunque svantaggiate a causa del loro nemico per definizione, il maschio. Questo fronte di cui fanno parte anche i “poteri forti” del capitalismo globalizzato di cui il WEF è espressione, opera su ogni livello, economico, sociale, politico, mediatico, culturale.
Ecco spiegata la genesi di quei dati e la risonanza che sempre viene loro offerta da tutti i media, ma specialmente da quelli che si ritengono più “progressisti”. “Dimmi chi sono i tuoi amici e ti dirò chi sei”.
21 ottobre 2010
dal blog Maschi Selvatici
Titolo: Re:Gender Gap 2017
Inserito da: KasparHauser - Novembre 04, 2017, 08:50:39 am
Si, certamente questo nuovo teatrino creato ad arte dai media sulle "molestie", segna un nuovo livello di propaganda e lavaggio del cervello anti-maschile. Non so come finirà questo occidente sempre più folle, deviato, malato e non più in grado di arginare la pazzia femminista e politicamente corretta, ma una cosa è certa: l'uomo medio occidentale primo o poi dovrà fare i conti con ciò che ha fatto finta di non vedere e con ciò che credeva non lo avrebbe mai riguardato di persona. Ciò che hanno assecondato ed avallato le generazioni di maschietti castrati femministi, verrà pagato dai loro figli, i quali, a loro volta, dovranno saper dare adeguata risposta alle pesantissime colpe dei loro pseudo padri.
Secondo me già stanno pagando i padri . Perchè Weinstein, Spacey, Hoffman che altro sono se non gente potente, femminista che porta avanti la causa delle donne e che ha contribuito a creare questo clima di caccia alle streghe che ora gli si ritorce contro. Il discorso non cambia quando il potente di turno è di destra.
E tutto questo è una buona notizia.
Titolo: Re:Gender Gap 2017
Inserito da: ilmarmocchio - Novembre 04, 2017, 18:54:35 pm
sono d' accordo con Kaspar Hauser. Il femmminismo è spinto dagli uomini di potere : ora ne assaggino le conseguenze, visto che viene impiegato come metodo di lotta per screditare gli avversari.
Inoltre  questo parossismo sta tingendosi di ridicolo : io ascolto i commenti anche delle donne comuni e ormai questa storia sta diventando incredibile.
E' un segno di decadenza , ma sono contento che i bigs trangugino la loro stessa medicina
Titolo: Re:Gender Gap 2017
Inserito da: ilmarmocchio - Novembre 04, 2017, 18:56:18 pm
@Frank : certo che i peggiori sono gli uomini e comunque questo Moisè è italiano.
C'è il tentativo evidente di esportare il cancro femminista nell' est europeo, ma mi pare che gli estici abbiano i giusti anticorpi
Titolo: Re:Gender Gap 2017
Inserito da: Fazer - Novembre 04, 2017, 20:58:44 pm
Che volete fare, il fuoco si stava spegnendo, bisognava pure attizzarlo.
Ché si rischiava, non più distratti dal fuocherello, di guardarsi il portafogli vuoto, la pensione scomparsa, la bancarotta globale imminente, e magari ci si poteva innervosire e mettere mano (finalmente) al forcone.
Poi, Hamilton ha vinto, Marquez quasi, e di cosa si sarebbe discusso la bar? Magari dei propri figli (maschi) tornati a casa da scuola con rossetto, minigonna e dildo grazie e qualche lezione gender?
Ma no, che poi la gente si incazza davvero.
Ci voleva qualcosa di grosso.
E così, al bar si parla (di nascosto, tra maschi) degli Hoffman e dei Weinstein, i quali, schioccando le dita, si trovavano circondati da bocchinar...ehm...gentili donzelle ben disposte ad uno scambio: carne per carriera, e che ora, trent'anni dopo si ritrovano nello sterco fino al collo.
E i maschi, al bar, di nascosto, poveri coglioni, ridacchiano pensando che a loro, non potrebbe mai capitare una cosa del genere: non hanno nulla da offrire a lor signore a parte loro stessi, e su 100 approcci educati e gentili, 99 volte vengono sfanculati all'istante.
Non hanno capito, i poveracci, che il segnale è chiaro: si può colpire chiunque, potente o meno, anche a mezzo secolo di distanza dai fatti, e persino capovolgendo gli stessi fatti, così che "accordi tra le parti" si trasformino in violenze inenarrabili.
Non basta (più) colpirne uno per educarne cento. Non se quell'uno è un pirla qualsiasi.
Ci vuole un Hoffman, un Weinstein, uno Spacey: funziona meglio.
E così, due o tre piccioni con una fava: distrazione di massa, pubblica gogna al maschio alfa, segnale a tutti gli altri.
I quali, purtroppo, in massima parte, continueranno a ridacchiare tra loro, al bar...
E a sperare che Dovizioso recuperi su Marquez...
Titolo: Re:Gender Gap 2017
Inserito da: Frank - Novembre 04, 2017, 21:43:07 pm
@Frank : certo che i peggiori sono gli uomini e comunque questo Moisè è italiano.

Certo che quel Moisé è italiano, non ho sostenuto il contrario.
Ho solo fatto notare che si tratta di un giovanotto laureato in "Interdisciplinary Research and Studies on Eastern Europe", che ragiona come una femminista; ed ho pure aggiunto che non sopporto più quella cacchio di lingua inglese,* che ormai ha colonizzato il linguaggio dei media italiani e parimenti di una caterva di universitari.


Citazione
C'è il tentativo evidente di esportare il cancro femminista nell' est europeo, ma mi pare che gli estici abbiano i giusti anticorpi

Sì, al momento li hanno, ma bisognerà vedere negli anni e lustri a venire se riusciranno a mantenerli.
Certe ideologie son come la goccia d'acqua: alla lunga corrodono, "scavano" e fanno danni.

Ad esempio: certe vaginate che ormai ascolto da lustri (anzi, leggo, perché la Tv non la guardo quasi mai), un tempo non sapevo neppure cosa fossero; e non solo perché non me ne interessavo, ma proprio perché non se ne parlava.
Perlomeno non nella allucinante misura odierna; e comunque non erano discorsi che riguardavano e interessavano la gente comune.
Gli stessi statunitensi in passato erano decisamente meno rincoglioniti di oggi.

@@

* Non so se ci hai fatto caso; ma, ad esempio, io son solito scrivere "soprannome" anziché "nickname".
Oppure scrivo celibe e nubile invece che "single".
Etc etc...
Titolo: Re:Gender Gap 2017
Inserito da: Frank - Novembre 04, 2017, 21:59:24 pm
E così, al bar si parla (di nascosto, tra maschi) degli Hoffman e dei Weinstein, i quali, schioccando le dita, si trovavano circondati da bocchinar...ehm...gentili donzelle ben disposte ad uno scambio: carne per carriera, e che ora, trent'anni dopo si ritrovano nello sterco fino al collo.
E i maschi, al bar, di nascosto, poveri coglioni, ridacchiano pensando che a loro, non potrebbe mai capitare una cosa del genere: non hanno nulla da offrire a lor signore a parte loro stessi, e su 100 approcci educati e gentili, 99 volte vengono sfanculati all'istante.

(...)

I quali, purtroppo, in massima parte, continueranno a ridacchiare tra loro, al bar...

E a sperare che Dovizioso recuperi su Marquez...


E' così.
L'uomo medio è questo, per cui c'è ben poco da fare e da sperare.
Titolo: Re:Gender Gap 2017
Inserito da: Alberto1986 - Novembre 05, 2017, 18:48:08 pm
Che volete fare, il fuoco si stava spegnendo, bisognava pure attizzarlo.
Ché si rischiava, non più distratti dal fuocherello, di guardarsi il portafogli vuoto, la pensione scomparsa, la bancarotta globale imminente, e magari ci si poteva innervosire e mettere mano (finalmente) al forcone.
Poi, Hamilton ha vinto, Marquez quasi, e di cosa si sarebbe discusso la bar? Magari dei propri figli (maschi) tornati a casa da scuola con rossetto, minigonna e dildo grazie e qualche lezione gender?
Ma no, che poi la gente si incazza davvero.
Ci voleva qualcosa di grosso.
E così, al bar si parla (di nascosto, tra maschi) degli Hoffman e dei Weinstein, i quali, schioccando le dita, si trovavano circondati da bocchinar...ehm...gentili donzelle ben disposte ad uno scambio: carne per carriera, e che ora, trent'anni dopo si ritrovano nello sterco fino al collo.
E i maschi, al bar, di nascosto, poveri coglioni, ridacchiano pensando che a loro, non potrebbe mai capitare una cosa del genere: non hanno nulla da offrire a lor signore a parte loro stessi, e su 100 approcci educati e gentili, 99 volte vengono sfanculati all'istante.
Non hanno capito, i poveracci, che il segnale è chiaro: si può colpire chiunque, potente o meno, anche a mezzo secolo di distanza dai fatti, e persino capovolgendo gli stessi fatti, così che "accordi tra le parti" si trasformino in violenze inenarrabili.
Non basta (più) colpirne uno per educarne cento. Non se quell'uno è un pirla qualsiasi.
Ci vuole un Hoffman, un Weinstein, uno Spacey: funziona meglio.
E così, due o tre piccioni con una fava: distrazione di massa, pubblica gogna al maschio alfa, segnale a tutti gli altri.
I quali, purtroppo, in massima parte, continueranno a ridacchiare tra loro, al bar...
E a sperare che Dovizioso recuperi su Marquez...


Eccellente analisi della desolante situazione.
Titolo: Re:Gender Gap 2017
Inserito da: bluerosso - Novembre 05, 2017, 20:35:56 pm

Eccellente analisi della desolante situazione.


Si avvicina il 25 novembre...: c'è bisogno del clima giusto.

Credo che non si sia ancora visto il meglio.

Aspettate.

Abbiate fede...
Titolo: Re:Gender Gap 2017
Inserito da: Frank - Novembre 05, 2017, 20:57:01 pm
Si avvicina il 25 novembre...: c'è bisogno del clima giusto.

Credo che non si sia ancora visto il meglio.

Aspettate.

Abbiate fede...

Ma infatti il bello deve ancora venire.
Titolo: Re:Gender Gap 2017
Inserito da: Warlordmaniac - Dicembre 15, 2017, 15:44:51 pm
Allegato: