Forum sulla Questione Maschile
Dialoghi => Media: notizie, links, articoli, siti, video, libri e manifesti => Topic aperto da: nyamya - Novembre 22, 2010, 18:22:02 pm
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Mi sono imbattuta navigando tra un mare di informazione in questo libro che, forse vi potrebbe interessare La libertà di essere maschi
di Barbara Poggio
Negli ultimi decenni gli studi sulla maschilità hanno portato un rilevante contributo al dibattito sul genere (Connell, 1995, Hearn 1992), contribuendo alla decostruzione delle culture di genere dominanti e mettendo in luce la dimensione normativa e performativa delle pratiche di genere.
In Italia questo filone di analisi ha ottenuto riconoscimento e piena cittadinanza solo in tempi molto recenti (Bellassai 2004, Dell’Agnese, Ruspini 2007), anche se da anni sono in realtà attivi studiosi e soggetti collettivi che rivolgono il loro interesse alle pratiche e ai modelli di maschilità. Tra questi vi è sicuramente Stefano Ciccone, tra i fondatori e presidente dell’associazione e rete nazionale Maschile Plurale. Il volume “Essere maschi. Tra potere e libertà” raccoglie di fatto riflessioni e sollecitazioni nate dal suo percorso intellettuale ed esperienziale di uomo che ha avviato una riflessione individuale e collettiva sulla condizione maschile, anche a partire dalle sollecitazioni emerse dagli studi femministi e di genere.
Il libro, che presenta un taglio volutamente autobiografico, ripercorre e rilegge le tappe, gli avanzamenti, ma anche le difficoltà e le esitazioni di un percorso individuale e di gruppo che ha segnato in modo profondo il vissuto dell’autore. Nella letteratura sul genere più volte si è sottolineato l’intreccio tra pensiero autobiografico e scrittura delle donne e d’altra parte la metodologia femminista si è da sempre caratterizzata proprio per uno sguardo retrospettivo, a partire dalla consapevolezza che il pensiero riflessivo consente una ri-appropriazione della storia personale e fonda la possibilità di cambiare (Haug 1987, Cavarero 1997, Gherardi e Poggio 2003). La percezione di naturalità dell’essere uomini ha invece a lungo fatto sì che questo tipo di sguardo non fosse percepito come un’esigenza da parte maschile: la costruzione di un immaginario maschile come neutro universale ha esonerato gli uomini dal racconto della propria singolarità e differenza - “sono un uomo: cos’altro c’è da dire?” (p. 9). Ciccone abbandona invece questo registro e si addentra nel dominio narrativo privilegiato dalla letteratura femminista. D’altra parte il libro riconosce fin da subito nell’emergere di una nuova soggettività politica delle donne un riferimento cruciale e imprescindibile per l’avvio di un ripensamento dei modelli identitari maschili: non una minaccia, ma una opportunità di liberazione dagli stereotipi che opprimono la condizione maschile.
La riflessione critica sul maschile trova avvio nel libro dalla ricerca delle radici della violenza nella costruzione della maschilità, da cui prende forma l’immagine di una miseria delle pratiche di socialità e sessualità maschile. L’invito che attraversa il libro è quello a confrontarsi con questa miseria, intesa come limite, per cercare lo spazio di una diversa esperienza del corpo maschile da parte degli uomini e nella loro relazione con le donne.
In un mondo in cui il corpo delle donne è rappresentato e percepito come ingombrante a causa della materialità biologica (e in una società in cui, si potrebbe aggiungere, il corpo delle donne è enfatizzato e continuamente sovraesposto) dov’è invece finito il corpo degli uomini? L’assenza del corpo maschile è proprio una delle questioni cruciali della riflessione proposta da Ciccone. Silenzio, scissione, privazione sono i termini utilizzati per riferirsi al corpo maschile e sono gli elementi che l’autore vede paradossalmente alla base della strategia e della storia maschile di dominio e affermazione. L’emancipazione dalla dimensione corporea, il silenzio del corpo diventa di fatto la condizione su cui si fonda il dominio materiale e razionale sulla realtà. L’immagine di copertina, che riproduce uno dei Prigioni scolpiti da Michelangelo, rappresenta con rara efficacia questa tensione: un corpo di uomo che si divincola e si dibatte, cercando di uscire dalla pietra da cui nasce e che lo trattiene. E tra i diversi prigioni di Michelangelo, non a caso il prescelto è Atlante, gigante costretto da Zeus, per punizione, a tenere sulle spalle il mondo. L’egemonia storicamente determinata della maschilità (anzi, per dirla con Connell di uno specifico modello di maschilità) rappresenta infatti per gli uomini una indubbia rendita di potere, ma per molti di loro anche una gabbia opprimente.
La via di uscita che viene tracciata nel libro è quella di un’etica della relazione: il limite può infatti essere visto proprio come opportunità per riconoscere che la soggettività maschile non può prescindere dalla relazione. Questo tema viene in particolare sviluppato laddove Ciccone affronta la questione della paternità e dell’esperienza maschile di terzietà rispetto al rapporto madre-figli, tramutata nel corso della storia da condizione di accessorietà a vantaggio, attraverso il prevalere di un universo simbolico in cui è l’affrancamento da emozioni e legami affettivi (e dunque la fuga dalla relazione) ad offrire titolarità di parola nello spazio pubblico. Ciccone propone una diversa prospettiva, rivendicando invece l’irriducibile relazionalità del maschile, la sua non autosufficienza e alterità, sostenendo che solo attraverso la relazione l’uomo può trovare senso per la propria esperienza.
In questa relazione gioca un ruolo cruciale la dimensione del desiderio e delle sue rappresentazioni (un desiderio maschile quasi parossistico e di un desiderio femminile atrofizzato – o addirittura rimosso), di cui viene opportunamente decostruita la naturalità, sottolineandone invece la dimensione socialmente costruita. Interrogarsi sulla possibilità di una nuova relazione tra i sessi, significa infatti, per gli uomini, anche interrogarsi su come “frequentare il desiderio maschile” (p. 84) senza negarlo, ma cercando di reinventarlo, superando una visione del maschile stretta tra una pulsione sessuale incontenibile e l’imperativo disciplinante del controllo razionale.
Infine non è possibile parlare di questo libro senza segnalarne la tensione politica, che ne è ingrediente costitutivo: per poter dare avvio ad una riflessione sulla mascolinità che sappia andare oltre l’analisi teorica, generando un effettivo processo di trasformazione, è infatti necessario, sostiene l’autore, confrontarsi con la dimensione collettiva, che si attualizza sia nel dialogo con i femminismi, “a partire da un reciproco riconoscimento di parzialità sul terreno della differenza” (p. 214), sia nella costruzione politica di spazi di socialità maschile che, evitando le insidie del revanchismo misogino e della complicità, consentano di scoprire diverse potenzialità dei corpi e delle relazioni, in un percorso che può a pieno titolo essere definito di liberazione.
E’ dunque un libro importante, quello scritto da Stefano Ciccone, in cui si riflette sul percorso tracciato, ma si delineano al contempo gli spazi di lavoro e di interlocuzione per una effettiva rideterminazione delle pratiche di maschilità e più in generale per un superamento della pressione coercitiva e alienante che i modelli di genere dominanti esercitano sulle domande di libertà di donne e uomini.
Riferimenti bibliografici
Bellassai, Sandro (2004) La mascolinità contemporanea, Roma, Carocci.
Cavarero, Adriana (1997) Tu che mi guardi, tu che mi racconti, Feltrinelli, Milano.
Connell, Robert (1995) Masculinities. Berkeley: University of California Press.
Dell’Agnese, Elena; Ruspini, Elisabetta (2007) Mascolinità all’italiana. Torino, Utet.
Gherardi, Silvia; Poggio, Barbara (2003) Donna per fortuna, uomo per destino. Milano, Etas.
Haug, Frigga (1987) Female Sexualization. A Collective Work of Memory. Londra, Verso.
Hearn, Jeff (1992) Men in the public eye, The Construction and Deconstruction of Public Men and Public Patriarchies, Londra, Routledge.
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E un altro sito che conoscevo gia prima e siccome non sono tanti i siti e le organizzazioni al machile l'idea che potete unirvi nelle idee e magari anche nelle manifestazioni futuri non mi sembra fuori luogo. http://maschileplurale.it/cms/
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sinceramente nyamya con quelli di maschile plurale non andiamo molto d'accordo, omeglio, io quei penitenti non li tollero, e mi pare che anche qui nel forum l'opinione sia piu o meno la stessa.
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E un altro sito che conoscevo gia prima e siccome non sono tanti i siti e le organizzazioni al machile l'idea che potete unirvi nelle idee e magari anche nelle manifestazioni futuri non mi sembra fuori luogo. http://maschileplurale.it/cms/
Vedi, carissima nyamya, c'è una piccola differenza tra noi e loro: noi intendiamo il movimento maschile come mezzo temporaneo per affermare e difendere la nostra libertà, loro lo intendono come la via più breve per passare dalla possibile libertà alla certa schiavitù.
Certo, tu che sei bulgara :hmm: queste cose "italiche" non puoi saperle :doh:
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il fatto è che loro pensano che il termine "maschilità" vada associato a brutalità,violenza,tirannia e cose delgenere. Sono pienamente influenzati dalla vulgata femminista,per non dire che sono proprio tenuti sotto schiaffo dalle femministe stesse (se non fosse cosi direbbero cose ben diverse). U3000 per esempio va in direzione totalmente opposta a loro, punta a un rilancio della virilità cokme valore positivo nel mondo della "parità", lo stesso vale per il movimento degli "uomini beta". Sono stato sintetico,ma spero di essere stato anche chiaro
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Infatti avete avete ragione io nn li conosco, sono capitata un po di tempo fa sul loro sito per caso xche e /non vi scatenate adesso/ cercavo materiale per una tesi sugli uomini maltrattanti. Perchè finora si studia sempre la donna matrattata ma l'uomo che maltratta mai. Voi cmq gia conoscete la mia stima verso di voi, e vi dirò di +, io ho vissuto x 5 lunghi anni con un uomo del genere so solo io e mio figlio quello che abbiam subito, ma nonostante tutto io continuo ad avere una profonda stima per gli uomini. Anche dopo quel vissuto mio non ho mai cambiato idea perchè non ho mai generalizzato sul vostro genere.I maltrattamenti esistono lo sappiamo tutti e riguardano entrambi sessi, a volte pero mi domando quale maltrattamenti sono più umiglianti quelli fisici che fanno male vero ma poi passano, oppure quelli psicologici economici tanto devastanti che sperimentano le donne sugli uomini e i vostri figli, e le conseguenze sono molto più devastanti. Però vedete che quando spiegate alla bergamasca lei capisce e apprende.
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il fatto è che per loro il binomio uomo-violenza sulle donne e bambini è indissolubile: soluzione? Bene inventiamoci un'altra maschilità di sana pianta secondo i dettami del femminismo. Io quando sento questi discorsi sbarello del tutto. Non ho capito,io sono un uomo e sono per forza violento? i mieiamici sono uominie sono per forza violenti? C'è un balordo che stupra una donna, e io devo andare a chiedre scusa a tutt e le donne del mondo perchè un balordo ha stuprato una donna?
Ci sarebbe anche il discorso della violenza femminile nelle suemolteplici forme: oggi è venuta fuori al tg la storia di una moglie che ha fatto uccidere il marito dai sicari; ci sono donne che lasciano uomini morire lentamente portandogli via tutto...ecc Però loro sono sante. Bisogna imparare da loro.se una donna commette violenza è sicuramente colpa del maschilismo oppure che sicuramente si è difesa. Ti ho spiegato in meno di dieci righe cos'è maschile plurale
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Ma io sono proprio lontano mille anni luce da questi generalizzazioni se i dico che per prima io nn ho mai generalizzato altrimenti adesso non mi trovavo qui ma con quelle dall'altra parte. Loro infatti mi hanno incuriosito perche facevano incontri di auto-mutuo aiuto con uomini con la mano facile. Poi ho rinunciato a quella tesi perchè no mi è piaciuto l'atteggiamento della prof. A me interessava non cercare di demonizzare quelli uomini ma cercare dal punto di vista psicologico conoscere il loro vissuto la loro infanzia e cercare in qulche modo di comprendere e se vuoi per certi versi giustificare il loro comportamento.Perchè io penso che nessuno nasce violento o delinquente ma lo si diventa. E il mio gran desiderio è una volta finiti gli studi riuscire a lavorare in un carcere, quelli dis-graziati come li chiama la chiesa mi interessano molto. Mi torna in mente un bel film con de Niro che era un delinquente recidivissimo e stava i galera e alla domanda dell'avvocato perchè era arrivato a trovarsi molto più dentro che fuori i carceri lui ha risposto: "Io sono la somma di tutte le persone conosciute nella mia vita. Ho conosciuto solo delinquenti e lo sono diventato anchio." Per gli uomini è le donne maltrattanti è valido il vissuto infantile e l'ambiente in quale sono cresiuti, ecco perchè io non demonizzo nessuno, perchè in fondo nessuno si sceglie i genitori sfortunatamente. Alla fine non ci siam intesi con la prof xche io tendevo a giustifcarli invece lei era una agguerrita femminista.
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Ma mannaggia a te Animus, come lhai scritto sembra che io abbia letto in vita mia solo un libro, poi con la vostra lingua italiana così ambugua. :'( :rofl1:
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Vi vorrei segnalare anche un altro sito editoriale con letteratura scientifica di tutte le aree scinetifiche che vi potrebbe interessare. e alcuni libri che ho individuato io dall'area scienze politiche e sociali.
Intorno al Mondo Nuovo. Modernità e mutamento culturale
Alfredo Agustoni
Anno pubblicazione: 2008
Formato: 14 x 21 cm
Numero pagine: 136
Se, come dice Emil Cioran, la condizione umana è una “caduta nel tempo”, la modernità costituisce una seconda caduta, dove l’ordine cosmico e sociale perde quel carattere d’ovvietà che possedeva in precedenti contesti caratterizzati da un mutamento relativamente lento ed impercettibile. La crisi di un mondo nel quale «il giusto ordinamento delle cose era considerato alla stregua di una norma e per ciò stesso considerato degno di fiducia» (Luhmann), pone in primo piano il problema della fiducia stessa come fondamento della convivenza sociale, ponendo, con le parole di Ulrich Beck, ulteriori domande relative a «quali nuove forme di vita emergano dove quelle vecchie si frantumano». Alfredo Agustoni è ricercatore presso la Facoltà di Scienze sociali dell’Università “G. d’Annunzio” di Chieti–Pescara, dove insegna Sociologia dei cambiamenti culturali e Sociologia dell’ambiente e del territorio. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Sociologia dei luoghi ed esperienza urbana (Franco Angeli, 2000), I vicini di casa (Franco Angeli, 2003), Diritto alla casa, diritto alla città (con Carmela Rozza, Aracne, 2005), Disagio e ambiente (curato con Francesco Villa per Vita e Pensiero, 2002), Comunità, ambiente e identità locali (curato per Franco Angeli, 2005) e Sociologia dello spazio, del territorio e dell’ambiente (curato, assieme a Roberto Veraldi e Paolo Giuntarelli, per Franco Angeli, 2007)
La logica perversa dei diritti
Pietro Cavara
Anno pubblicazione: 2008
Formato: 17 x 24 cm
Numero pagine: 124 / Pagine scelte per te
Prezzo: 8,00
L’universalità dei diritti umani non si è mai realizzata. I diritti originari della tradizione borghese, i diritti di libertà, di proprietà, di sicurezza, sono diritti-potenza che determinano a conti fatti, nella realtà di tutti i giorni, conflitti e discriminazioni di varia entità. Nessuna metafisica li può sostenere, e non c’è umanità in un simile scenario, né posto per diritti alternativi che ne vorrebbero contrastare la matrice individualistica. Solo la riscoperta dell’Altro può apparire un antidoto metodologico necessario e convincente a contrastare l’illusione di una “fine della Storia” sempre più ridicola e inverosimile. Pietro Cavara si è laureato in Storia moderna alla Facoltà di Lettere “La Sapienza” di Roma, proseguendo nel percorso accademico. Tra le sue pubblicazioni saggistiche si ricordano: Il diritto di uccidere nella Rivoluzione dei diritti (Rubbettino, 1998), La civiltà del delitto (ESI, 2002), L’individuo dissociato (Aracne, 2006), Destra e sinistra: per una riproposizione critica delle categorie politiche moderne (in «Rivista di Sociologia», n. 70, 2003). Per la collana di Narrativa di Aracne sono usciti: Strani ottoni (2006), Trasfigurazioni (2007) e …e io scrivo (2007).
Sé. Concetti e pratiche
Pierluca Birindelli
Anno pubblicazione: 2008
Formato: 14 x 21 cm
Numero pagine: 188 / Pagine scelte per te
Prezzo: 11,00 euro
L’autore affronta il tema della costruzione identitaria in un percorso di riflessione che, utilizzando concetti sociologici, psicologici e psicanalitici, approfondisce il rapporto circolare tra senso di identità, riconoscimento e prospettiva spazio-temporale. Constatata la condizione di solitudine del soggetto tardomoderno, nella seconda parte del lavoro viene proposta una via d’uscita per diventare artigiani, produttori, e non meri consumatori della propria vita: il racconto di sé. Il lavoro autobiografico non è un melanconico ripiegamento su se stessi, ma un modo per ripartire nel viaggio della vita con maggior consapevolezza dei propri limiti e possibilità. Sviluppare i negativi della vita, oltre a essere un itinerario di apprendimento, può favorire il senso di autoresponsabilità: la storia personale poteva essere diversa, ma la persona che prova a raccontarla onestamente forse imparerà ad amarla un po’ di più, o per lo meno ad accettarla per quello che veramente è. Pierluca Birindelli insegna Sociologia presso la Gonzaga University e Metodi qualitativi all'Università di Helsinki. Sui temi dell'identità e della cultura ha pubblicato Clicca su te stesso. Sé senza l'altro (Bonanno), Il futuro del distretto e I giovani italiani tra famiglia e scuola (Aracne).
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Che smemorata mi sono scordata di incollare il link del sito:http://store.aracneeditrice.com/it/index.php
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sinceramente nyamya con quelli di maschile plurale non andiamo molto d'accordo, omeglio, io quei penitenti non li tollero, e mi pare che anche qui nel forum l'opinione sia piu o meno la stessa.
Io non li conosco e non so che cosa vogliono.
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Se, come dice Emil Cioran, la condizione umana è una “caduta nel tempo”
Bellissimo, tra i suoi, quello dal taglio più filosofico, tra i miei preferiti. :rolleyes:
Questo sì è un libro .... un must!
(http://mustbook.myblog.it/media/02/02/928423338.gif)
Questo sì lo metterei nella bibliografia della Qm.
Capo ... posso?
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Animus cambia per favore il titolo della discussione, metti -" La donna è un uomo mal riuscito"-Aristotele, oppure -"L'amore inizia la dove la bestialità finisce"- oppure se nn troppo lungo -" Se io sono quello che ho e, perdo quello che ho, chi sono allora?" E.Fromm- oppure semplicemente- l'angolo dello scambio letterario- a te la scelta . Grazie
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il fatto è che per loro il binomio uomo-violenza sulle donne e bambini è indissolubile: soluzione? Bene inventiamoci un'altra maschilità di sana pianta secondo i dettami del femminismo. Io quando sento questi discorsi sbarello del tutto. Non ho capito,io sono un uomo e sono per forza violento? i mieiamici sono uominie sono per forza violenti? C'è un balordo che stupra una donna, e io devo andare a chiedre scusa a tutt e le donne del mondo perchè un balordo ha stuprato una donna?
Ci sarebbe anche il discorso della violenza femminile nelle suemolteplici forme: oggi è venuta fuori al tg la storia di una moglie che ha fatto uccidere il marito dai sicari; ci sono donne che lasciano uomini morire lentamente portandogli via tutto...ecc Però loro sono sante. Bisogna imparare da loro.se una donna commette violenza è sicuramente colpa del maschilismo oppure che sicuramente si è difesa. Ti ho spiegato in meno di dieci righe cos'è maschile plurale
Una splendida sintesi, Jorek, complimenti. :D Non si può che essere d'accordo. :clapping:
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Questo è un libro che mi aspettavo di trovare qui.... :hmm:
L'immagine dell'uomo- George Mosse
1) George Mosse.
L’immagine dell’uomo. Lo stereotipo maschile nell’epoca moderna
L'ideale maschile aveva resistito alla guerra e alla rivoluzione, destinando al fallimento qualsiasi tentativo di modificazione radicale. La mascolinità rifletteva, infatti, un'aspirazione della società moderna che rimaneva in larga misura immutata, non tanto nelle sue componenti economiche o persino sociali - dopo tutto, la Rivoluzione bolscevica le aveva modificate entrambe - bensí nel riconoscimento della rispettabilità come cemento indispensabile della società e della nazione. Fin dal tempo di Winckelmann la vera virilità era simbolo di una società essenzialmente sana, la quale, a sua volta, non si limitava a proporla come aspirazione ideale, bensí come parte integrante del proprio meccanismo…. Da sempre la società occidentale era governata dagli uomini, ma solo in epoca moderna lo stereotipo della mascolinità fu istituzionalizzato e saldamente radicato nella struttura dello stato. (Pag. 177)
Le immagini della mascolinità, di uomini che affermano quella che essi considerano la propria virilità, rimangono ovunque presenti nella nostra cultura. Ancora nel 1993 le ansie che ne derivano potevano essere definite “la maledizione del maschio”: sulla via che porta alla mascolinità mancano ormai tutti i segnali concreti, non esiste più, cioè, una prova semplice, il cui superamento basti ad attestare la raggiunta mascolinità. In passato c'era un criterio di base, e degli esami che consentivano di stabilire senza incertezze chi erano i veri uomini: il duello, la prova di coraggio in guerra, e più in generale, la volontà e il possesso di virtù virili come la «forza serena» e un corretto atteggiamento morale. L’aspetto e il portamento erano la prova della vera virilità. La corrispondenza tra l'aspetto del corpo e la qualità dell’anima costituisce l’essenza di qualsiasi stereotipo; ora invece i contorni di quello maschile si vanno sfumando, nonostante la persistenza dell'ideale.
La virilità di cui ci siamo occupati era un ideale da proclamare in pubblico; nella sfera privata ne coesistevano molte interpretazioni diverse - è indubbio comunque che lo stereotipo normativo fosse tutt'altro che estraneo alla maggioranza delle vite individuali: troppo a fondo si era insinuato nella società, di cui sapeva esprimere tante esigenze e aspirazioni. La virilità normativa era divenuta un momento centrale nei codici morali e di comportamento, nel modello rispettabile al quale si dovevano informare tutti gli aspetti della vita, dal rapporto con il corpo e la sessualità, all'abbigliamento, all'aspetto esteriore, alle relazioni interpersonali.
Le sorti della mascolinità moderna erano e sono legate alla società di cui essa fa parte, e in particolare al valore sociale della rispettabilità. La quale rispettabilità, peraltro, costituisce un essenziale fattore di coesione, ed è dunque difficile immaginarne la scomparsa, o un cambiamento davvero radicale. Il nazionalismo è ben vivo e vegeto, sebbene molti lo avessero dichiarato morto dopo la seconda guerra mondiale, e con esso il culto dei suoi simboli … Non si tratta dunque di scomparsa dello stereotipo maschile, bensí della sua erosione.
Se la virilità riflette le speranze e i desideri della società moderna, che cosa accadrebbe se questi mutassero radicalmente, se non fosse piú necessario conciliare l’ordine e il progresso, se il dinamismo considerato indispensabile al funzionamento della società non fosse piú percepito come una minaccia per l'aspirazione all'armonia? Un tale cambiamento priverebbe lo stereotipo maschile di buona parte della sua funzione tradizionale - ma non pare probabile che questo avvenga in tempi brevi. E però possibile che altri simboli rimpiazzino quelli della virilità e le loro funzioni, data l'attuale indifferenza per l'aspetto esteriore dell'uomo e per ciò che si riteneva esso esprimesse.
La nuova cultura giovanile continua a prosperare a fianco della mascolinità normativa, ma sinora ben poco fa pensare che riuscirà ad avere la meglio rispetto alle istanze della società tradizionale. La battaglia, comunque, è ancora in corso, e l'interrogativo che rimarrà senza risposta non è se la vera virilità verrà o meno demolita, bensì fino a quale punto essa possa piegarsi. In questo contesto il movimento delle donne riveste importanza prioritaria: può lo stereotipo maschile sopravvivere alla caduta del patriarcato? L’ideale maschile è comunque riuscito a tenere duro anche nelle condizioni di maggiore parità che caratterizzano oggi i rapporti tra uomini e donne, in modo particolare all'interno della famiglia. L'ideale non è mai stato determinato esclusivamente dai rapporti di potere, ma traeva forza da tutto il reticolo di codici morali e di comportamento di cui tanto abbiamo parlato. La mascolinità è stata uno dei collanti della società moderna: per questo è difficile debellare l'ideale virile. La storia non si lascia cancellare.
Il futuro della mascolinità moderna è materia di speculazione, ma la sua rilevanza nel passato, in quasi tutti gli aspetti della società, è al di là di ogni dubbio.
Chiunque voglia cambiare la società, e chiunque voglia sfuggire all'emarginazione, deve tener conto dello stereotipo maschile. Nessuna storia, per esempio, dei movimenti di emancipazione delle donne o degli omosessuali può dirsi completa se l'avrà trascurato. Individuando il metro di riferimento dell'uomo possiamo dare un importante contributo alla comprensione della società in cui viviamo, offrendo forse qualche utile indicazione sui cambiamenti possibili. (Pag. 252-254)
(George Mosse. L’immagine dell’uomo. Lo stereotipo maschile nell’epoca moderna. Einaudi, 1997)
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Riporto, per chi non lo conoscesse, il resoconto dell'incontro tra l'allora ns. rappresentante per l'area del lazio, Vincenzo Spavone, e gli uomini di maschile plurale.
Io lo trovo esilarante, e cmq sì, noi gli siamo lontani anni luce...non c'abbiano niente da spartire.
"Una delle mummie mi ha risposto: "Ma ti rendi conto che hai fatto? Ti rendi conto di cosa hai detto?"
Ed io stupito: ho fatto solo una domanda, quindi so benissimo cosa ho fatto e cosa vi ho detto.
E la mummia di nuovo: "Ma ti rendi conto di cosa hai fatto?""
:D
http://www.uomini3000.it/547.htm
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Allora ragazzi vi riporto qui una riga di un'articolo sulle coppie miste da una sociologa in vista:È un fenomeno
evidente non solo quando scoppiano i conflitti, ma nella stessa ricerca del partner
«diverso», che si tratti della ricerca di una donna latino- americana perché «più donna»,
o «più sensuale», o di una donna dell’Est Europeo perché «meno emancipata» della
«donna italiana ». Spiegatemi per favore in che cosa consiste tutta questa emancipazione della donna italiana, perchè a me tutta questa storia sa della riscoperta dell'acqua calda?
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Allora se emancipazione significa questo:La condizione femminile si riferisce al complesso di norme, costumi e visioni del mondo che riguardano il ruolo della donna nella società.
Numerose e diverse culture hanno riconosciuto alla donna capacità e ruoli limitati alla procreazione e alla cura della prole e della famiglia. L'emancipazione femminile ha rappresentato, negli ultimi secoli, la ricerca di una uguaglianza formale e sostanziale tra la donna e l'uomo.
Io penso che molte donne non sanno nemmeno cosa significasse il termine, non conoscono lo statuto delle donne degli altri paesi, e generalizzano a tutto spiano. Esattamente come fanno con voi gli uomini , e vi scaricano tutte le colpe e responsabilità della loro condizione. E' una cosa assurda perchè se la società fino a un po di anni fa era quella dove gli uomini lavoravano fuori e le donne dentro casa e la vita era impostata in quel modo, e alle donne stava di certo bene quella divisione, per quale motivo adesso che la società è cambiata e la vita stessa, il carpo espiatorio deve essere l'uomo. Come se le donne dei nostri paesi adesso dopo la caduta del comunismo devono prendersela a vita con il comunismo e gli uomini perchè le abbiano fatto lavorare sempre e nello stesso curare la casa e figli. E' una roba assurda e ridicola. Non ce bisogno di esibirsi a parole quanto valgono come donne ma solo studiare e lavorare tanto solo cosi penso io possono per davvero guadagnarsi il posto accanto agli uomini. D'appertutto nel mondo occidentale la donna lavora fuori e dentro casa ma non sta a rompere i maroni agli uomini per quanto faticano, solo qui ho notato che le donne non hanno le idee chiare ne su se stesse ne sugli uomini, vogliono lavorare ma non ce la fanno nello stesso a lavorare anche dentro casa, se stanno dentro casa vogliono lavorare e accusano tutto il mondo che non hanno pari opportunità, sono come il ane che si morde la coda e non ne usciranno mai fuori. Però il bello è che poi loro si definiscono le più emancipate, una roba assurda e ridicola, basta solo documentarsi sui diritti delle donne negli altri paesi e l'anno della loro applicazione e riconoscimento. Vi incollo una semplice tabella :
1647 L ‘americana Margaret Brent nel Maryland chiede per la prima volta il diritto di voto per le donne
1869 Le donne ottengono il voto nello stato del Wyoming (USA)
1893 Le donne ottengono il voto in Colorado (USA) e nella colonia inglese della Nuova Zelanda
1901 In Norvegia le donne ottengono il voto municipale
1907 In Finlandia le donne ottengono il voto: le prime in Europa. Le suffragette inglesi marciano sul Parlamento: saranno ammesse al voto municipale
1908 In Danimarca le donne ottengono il voto amministrativo
1910 Lo Stato di Washington ammette le donne al voto. In Italia, esce il manifesto comune dei gruppi femministi per il diritto al voto
1911 Durante la Rivoluzione Democratica in Cina le donne accedono alle scuole, ottengono la libertà di matrimonio e la partecipazione alla vita politica
1912 Le donne ottengono il voto in Oregon, Arizona (USA)
1913 Voto alle donne in Norvegia
1914 Voto alle donne in Islanda
1917 In Inghilterra viene riconosciuto il voto alle donne ma solo a partire dai 30 anni. Nella Russia rivoluzionaria è riconosciuto il voto alle donne
1918 Il Congresso americano approva il XIX° emendamento, che riconosce il voto alle donne e che verrà rettificato da 36 Stati. In Germania la Repubblica di Weimar stabilisce per decreto il voto alle donne
1919 Le donne ottengono il voto in Svezia. In Italia la Camera approva la legge per il suffragio femminile, ma la legislatura si chiude prima dell’esame del Senato
1925 In Italia Mussolini concede il voto amministrativo ad alcune categorie di donne ma nel 1926, con l’istituzione dei podestà, lo toglierà a tutti
1928 Le donne inglesi ottengono il voto politico
1929 Voto alle donne in Ecuador e in Mongolia
1930 Voto alle donne in Brasile
1931 Anche in Spagna ed in Uruguay
1934 Anche in Cile e a Cuba
1935 Voto alle donne anche in India
1936 Le donne ottengono il voto nelle Filippine
1942 Diritto di voto per le donne nella Repubblica Domenicana
1945 Il 2 febbraio un decreto concede finalmente il voto politico alle donne in Italia
1946 Un decreto sancisce per le donne italiane il diritto ad essere elette oltre che elettrici, alla vigilia delle elezioni amministrative di marzo: prime consigliere comunali e donne sindaco. Il 2 giugno le donne parteciperanno al referendum tra monarchia e repubblica, nonché alle elezioni dell’ Assemblea Costituente: ne saranno elette 21su 556 membri. Le donne ottengono il voto in Albania, Cina, Giappone, Jugoslavia, Panama
1947 Anche in Argentina, Birmania, Bulgaria e Venezuela
1948 Entra in vigore la Costituzione della Repubblica Italiana. Viene promulgata la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo: entrambe includono il principio di parità tra i sessi
1951 Le donne ottengono il voto in Nepal e in Pakistan
1952 Poi in Bolivia, Grecia e Libano
1953 Voto alle donne in Messico e in Siria
1954 Voto alle donne in Colombia
1955 Anche in Etiopia, Ghana, Honduras, Nicaragua, Perù e Singapore
1956 Riconoscono il voto alle donne: Alto Volta, Cambogia, Ciad, Congo Brazzaville, Costa d’Avorio, Gabon, Guinea, Laos, Madagascar, Mali, Mauritania, Niger, Repubblica Centroafricana, Senegal, Vietnam del sud, Togo
1963 Anche le donne in Iran, Kenia, Libia e Malesia
1964 Diritto di voto anche per le donne di Afghanistan, Iraq, Malawi, Malta e Zambia
1965 Voto alle donne anche in Botswana, Guyana e Lesotho
1971 Le donne svizzere ottengono in tutti i Cantoni, tranne che nell’Appenzell, dove solo grazie a una decisione del tribunale federale svizzero del 1990 viene imposto il diritto di voto per le donne a livello cantonale.
E' evidente quanti paesi dell'est stanno + avanti della legge emancipatoria italiana.
Vi segnalo anche un interessante articolo in questo link:http://www.libertaepersona.org/dblog/articolo.asp?articolo=1253
Animus sai che per caso ho letto e capito il significato del tuo link. Per via di una Associazione" Fondazione Animus" in Bulgaria.
Viene dalla terminologia di C.G Jung "Animus" vero?
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Le donne italiane piu' "emancipate " di quelle dell'est ? Dove, su Marte ?
Il resoconto di Spavone, postato da Animus, parla piu' di un libro: La debolezza, la confusione, il terrore per la liberta' che alligna in certi ambienti culturali. Un veleno
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Animus sai che per caso ho letto e capito il significato del tuo link. Per via di una Associazione" Fondazione Animus" in Bulgaria.
Viene dalla terminologia di C.G Jung "Animus" vero?
Sì, viene da lì.
Cmq scusa se non commento cio' che scrivi (ne apprezzo comunque l'impegno) ma io certi discorsi li ho superati ormai da anni, e soffermarmi significherebbe fare un passo indietro.
Nulla di personale.
Il resoconto di Spavone, postato da Animus, parla piu' di un libro: La debolezza, la confusione, il terrore per la liberta' che alligna in certi ambienti culturali. Un veleno
La descrizione che ne ha fatto Spavone è superlativa. :D
(Uomini cartatterizzati) da una forte sofferenza interna, depressi, angosciati ... smarriti, alla ricerca di una identità che non riconosce l'omosessualità latente, e che si orienta alla dipendenza dal gruppo, dal guru di turno, dallo psicoterapeuta.
"Sei un violernto, un provocatore, hai voluto mostrare a tutti noi che tu ce l'hai più lungo !"
Poveretti, se non provassi ribrezzo per la razza dei sottouomini ... mi farebbero pena.
Invece ...
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Ma figurati Animus io invece non le ho mai percepiti come una differenza. Però mi rode quando leggo queste leggerezze anche da donne di un certo livello culturale che si presume prima di scrivere certe fesserie dovrebbero aver conosciuto bene la realtà. Come per voi la visone semplificata degli stereotipi comuni negativa che sconfina in pregiuduzi nei vostri confronti da fastidio vero? Cè una frase che dice " l'unica lotta persa già in partenza è contro gli ignoranti" Come fa questa sociologa che è molto famosa 1 settimana fa stava in tv a dire certe fesserie non lo so. La domanda mia era retorica, ma mi incuriosiva il vostro punto di vista da uomini italiani che conoscete meglio di me le donne italiane. Io ogni volta che la faccio ad una donna italiana non sa nemmeno cosa significa il termine figurati se sa darmi una risposta + individuale. E se questa non è una roba ridicola e pietosa. Non avete una bataglia facile penso, e come fartee con quella gran massa di ignoranza non lo so sinceramente.
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Vi propongo questo articolo:
Non è solo il denaro il problema
Molto spesso quando si discute della deriva morale o dell’individualismo sfrenato si tende ad attribuire la colpa solo alla centralità del denaro nel nostro sistema.
Trovo che questa analisi sia molto semplicistica sotto un certo punto di vista.
Il denaro è sicuramente diventato troppo centrale nella vita delle persone, ma non è necessariamente un fine. Lo può essere, e per molti è così, ma più spesso il denaro è semplice mezzo.
Non sempre gli uomini che vivono in questa società hanno la lucidità per identificare “la molla” che li spinge ad agire.
Ci vuole spesso una grande capacità di autoanalisi per fare questo.
Da quando le libertà civili, e la libertà di costumi ha preso piede in Italia (e in Europa) si ha avuto la deriva consumistica che tutti noi conosciamo.
Se il denaro fosse davvero un fine, in tutto e per tutto, il risparmio dovrebbe essere un comportamento altrettanto diffuso.
Tutti sappiamo invece che questa propensione va in calando anche in Italia dove è tradizionalmente forte (ed è praticamente assente nei paesi anglosassoni padri del capitalismo liberista).
Il denaro quindi è mezzo per il consumo.
Allora cosa muove la gente a comprare, comprare e comprare cose assolutamente superflue che spesso rimangono inutilizzate? Cosa muove gli sprechi infiniti del nostro modo di vivere?
Secondo me sono le pulsioni umane ad essere sfruttate (dal sistema economico e politico), in primis la pulsione sessuale.
Non a caso l’estetica è diventata preminente nella nostra società, così come la visibilità (o lo status).
Basta guardare le pubblicità nostrane, ma non solo, per rendersi conto di quali sono i tasti che vengono “martellati” per convinvere il potenziale consumatore.
Ad onor del vero sia il denaro, sia l’estetica, sia lo status hanno sempre avuto la loro importanza, storicamente.
Ma solo nella nostra epoca sono diventate cruciali nell’esistenza individuale e questo anche perché è scomparsa l’identità collettiva, il concetto di ruolo (riconosciuto socialmente), e quindi a livello psicologico c’è una ricerca spasmodica del bisogno di appartenenza/identificazione.
Questo produce quello che ho già detto in precedenza: gli individui cercano nel feedback sociale quel senso di Se che la società non è in grado di fornirgli.
Questo è il sintomo dell’individualismo.
Troppo facile dunque prendersela con coloro i quali, più svantaggiati socialmente, cercano nel denaro e nel potere un mezzo di rivalsa.
E’ il sistema stesso che “seleziona” coloro i quali rispondono a caratteristiche socializzanti, aumentando una competizione nella ricerca di status.
Per alcuni, meno dotati socialmente, denaro e potere sono le uniche possibilità. Cercano di compensare i loro deficit con le uniche altre cose che possono fornirgli quelle illusioni per curare la propria autostima.
Non c’è nessuna differenza tra un’ invidia sociale di tipo economico ed un’invidia sociale di tipo relazionale.
Entrambi sono comportamenti autodistruttivi, ma entrambi nascono da una situazione di fatto.
Come è ipocrita pensare che il figlio di Berlusconi e il figlio dell’impiegato partano alla pari, è altrettanto ipocrita pensare che l’uomo/donna bello/a ed atletico/a (o le persone socievoli in genere) partano alla pari con
quelli timidi o non esteticamente gradevoli.
Si può forse comprendere come tutta una serie di atteggiamenti spiacevoli di rivalsa, invidia e vendetta rientrino nelle dinamiche umane.
Ciò ovviamente non giustifica nulla, ma nemmeno si può puntare ignorare che certe situazioni hanno nella sovrastruttura sociale molte delle loro cause.
Anche perché nemmeno quelli nati con caratteristiche più premianti godono di questo stato di cose. Perché anche loro sono tesi a competere per sempre più status, visibilità, sessualità. Anche loro soffrono di scarsa autostima, perché anche loro devono sempre rincorrere l’approvazione altrui (in special modo quella dell’altro sesso); ed anche se mediamente gli risulta più facile non hanno sicuramente l’idea di “abbastanza”, quindi basta un rifiuto su 100 per mandarli in crisi.
Il vero paradosso è questa mania dell’uguaglianza a tutti i costi.
Se infatti la disuguaglianza diventa inaccettabile (a prescindere) si crea per forza di cose un sentimento che fa percepire le differenze come ingiustizie.
Una società che non sa valorizzare le differenze ma esalta solo alcuni aspetti dell’uomo (estetica, socialità, status, possesso, e a seguire pragmatismo, senza contare comportamenti poco etici soprattutto in Italia), è una società destinata a creare una marea di frustrati (che non sono solo i casi-limite, ma anche gli stessi che potenzialmente hanno le caratteristiche elencate).
Perché in una società del genere molta gente si renderà conto che le proprie qualità, i propri tratti, sono del tutto inutili e insignificanti per il prossimo oppure non sono “abbastanza” per il modello irraggiungibile che si sono prefissi.
E’ una società che omologa nelle aspettative ma anche nei modelli di riferimento. Una società che giudica e decide del tuo valore su quel modello e che fa uscire il peggio degli individui.
La responsabilità quindi non può mai essere tutta individuale, come non è mai del tutto sociale.
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E poi vi incollo il materiale didattico di Etica sociale nella facolta mia. Vedrete bene il pensiero dove va a finire. Premetto che la facoltà è scenze della formazione e 99% degli studenti sono femmine. Non sarà facile la bataglia da voi intrappresa, con tutte ste femmine ben svezzate, ma importante è non fermarvi.
Proiezione film: ANGELI D’ACCIAIO (2004)
Di Katja von Garnier con Hilary Swank, Margo Martingale, Angelica Huston, Frances O’Connor
Il film, ambientato nei primi anni del ‘900, si basa sulla storia delle donne statunitensi che hanno lottato duramente per ottenere il diritto di voto mettendo a rischio la propria vita.
Il film mette in risalto pregiudizi e stereotipi di Genere, classi sociali e razziali che rendono difficile l’affermazione della democrazia compiuta.
La lotta delle donne e la conquista della consapevolezza dei loro diritti democratici consente alle donne di oggi, di poter essere cittadine a tutti gli effetti: di poter studiare, lavorare, autodeterminare le nostre scelte di vita e riproduttive, di amministrare beni e gestire guadagni, votare ed essere votate al pari di ogni altro individuo. Consente, inoltre, agli uomini di comprendere la falsità di pregiudizi che impongono anche a loro compiti e ruoli in contrasto con i principi democratici.
Ricordare quanto è stato lungo e difficile il percorso per ottenere i diritti civili e politici, permette di apprezzarne l’importanza e riflettere sulla necessità della loro difesa.
Laboratorio 20 ottobre proiezione film L’Onda
Proiezione Film: L’Onda
Tema: la costruzione del consenso in una società democratica
Germania, oggi. Durante la settimana delle esercitazioni, l’insegnante di liceo Rainer Wenger (Jürgen Vogel) propone un esperimento per mostrare ai suoi studenti come funziona un governo totalitario. Inizia così un gioco di ruolo dalle tragiche conseguenze. Nel giro di poche settimane, quella che era cominciata come un’innocua illustrazione di concetti come disciplina e comunità, si trasforma in un vero e proprio “movimento” – L’Onda. Arrivati al terzo giorno, gli studenti cominciano a ostracizzare e a minacciare gli altri. E quando alla fine il conflitto esplode in tutta la sua violenza durante una partita scolastica di pallanuoto, l’insegnante decide di interrompere l’esperimento. Ma ormai è troppo tardi, l’Onda è sfuggita al suo controllo…
USCITA CINEMA: 27/02/2009
REGIA: Dennis Gansel
SCENEGGIATURA: Dennis Gansel, Ueli Christen
ATTORI: Jürgen Vogel, Frederick Lau, Max Riemelt, Jennifer Ulrich, Christiane Paul, Jacob Matschenz
Tratto dal racconto di William Ron Jones
Laboratorio Etica sociale 2010-11
Published settembre 30, 2010 Avvisi 0 Comments
LABORATORIO di ETICA SOCIALE a.a. 2010-2011
dott.ssa Laura Moschini
Il Laboratorio si articolerà in lezioni frontali accompagnate da proiezioni di filmati o documenti multimediali e su confronti e discussioni con le/gli studenti. I temi proposti saranno:
- Cenni sulle principali correnti del pensiero etico classico in correlazione con il pensiero contemporaneo;
- l’idea di Politica e le forme e le caratteristiche della democrazia: la “cittadinanza del mondo”, l’educazione liberale, la libertà e le libertà, il diritto e i diritti, le politiche delle identità sessuali, culturali, religiose e di razza;
- la concezione di etica come scienza del quotidiano e di politica come dimensione esistenziale nel pensiero femminista;
- rifondazione della politica: responsabilità, equità e giustizia sociale, potere come “poter fare”, ruolo della menzogna, informazione e mass media;
Tra i film proposti per la riflessione e il dibattito:
L’Onda; 1984; Un eroe borghese; Il Caimano
Testi consigliati (uno a scelta):
NUSSBAUM Martha, Coltivare l’umanità. I classici, il multiculturalismo, l’educazione contemporanea, Roma, Carocci 1999
ZAGREBELSKY Gustavo, Imparare democrazia, Torino, Einaudi 2007
ARENDT Hannah, La menzogna in politica, Genova-Milano, Marietti, 2006
BREZZI Francesca, Antigone e la Philìa. Le passioni tra etica e politica, Milano, Franco Angeli, 2004
CEDRONI Lorella, Il linguaggio politico della transizione. Tra populismo e anticultura, Roma, Armando, 2010
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E un altro articolo scritto da un uomo,
Le escort non sono le vittime
Lungi da me prendere difese d’ufficio sul carnaio berlusconiano ma sempre più spesso sembra che stia passando il messaggio che le ragazze del “nano pagliaccio” siano vittime.
Credo che tale messaggio sia offensivo verso tutte coloro le quali una marchetta non l’hanno mai fatta.
Il discorso è, come spesso accade, su più piani.
La vita privata del premier non è affare di nessuno se non suo. Questo almeno fino a che la legge italiana non viene violata, cioè fino a quando non si verifica una situazione di abuso di potere, come pare sia successo.
Detto questo dobbiamo passare su un piano morale.
E’ condivisibile la tesi di molti che parlare di moralità in Italia è un esercizio ipocrita visto che è un paese che ha perso il contatto con i propri valori da molto tempo.
Ma questo ragionamento diventa una generalizzazione che svilisce quella minoranza che ha ancora una certa dignità, che a seguito di una certa educazione e di valori pensa che certi comportamenti siano sbagliati e, coerentemente, non si comporta come la maggioranza.
Mi ritengo fortunato a conoscere diverse persone che rientrano in questa categoria.
In democrazia ognuno è libero di vivere come meglio crede, con la propria moralità, nel rispetto della legge e nel rispetto della moralità altrui.
Ma proprio perché è presente questa libertà non si può parlare di vittime.
Il sistema di prostituzione di B. differisce solo nei numeri e nell’esposizione mediatica, ma le puttane del potere son presenti da decenni e a vari livelli.
Si può andare dalla ragazza che predilige il figlio di papà che ha appena comprato il BMW nuovo fino all’escort d’alto bordo che se la fa col Presidente del Consiglio. In mezzo c’è di tutto.
La differenza dove sta? Che B. paga in contanti e che ha una relazione saltuaria?
Ma andiamo.
Il sistema attuale ha prodotto una rincorsa al denaro ed al potere che si esplicita anche sul piano sessuale.
Una parte di uomini e di donne, non so quanto numerosa, ha ormai interiorizzato il sesso come merce da acquisire o da scambiare.
C’è sempre un interesse di status o economico indipendentemente che ciò sia palesato da una contropartita in denaro o dal creare una relazione più o meno “ufficiale”.
E’ ovvio che questa situazione, sempre presente, sia esplosa in relazione al tipo di modello economico e sociale che abbiamo oggi.
Ma proprio perché ci sono tante persone che lottano contro questo “virus” e mettono davanti la propria morale, la propria etica, ad un opportunismo sessuale che io trovo ridicolo fare l’apologia delle escort.
Allo stesso modo in cui una ragazza opta per la via più facile per guadagnarsi del denaro, anche l’uomo opta per la via più facile per ottenere le donne: denaro e potere.
Le escort esistono in tutti i paesi occidentali, qui hanno semplicemente più visibilità e sono uno status symbol del potere. La differenza è quella.
Paragonare le escort agli operai, come ha fatto qualcuno, è un insulto a tutti gli operai.
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Vi propongo questo articolo:
Non è solo il denaro il problema
...
Condivisibile praticamente in toto.
Ma chi l'ha scritto?
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nyamya...l'articolo sul denaro postalo nella sezione off topic, altrimenti si fa confusione
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Intervengo in veste di mod. solo per invitare NyaMya a citare, comunque, se possibile, le fonti degli articoli.
Se puoi farlo, ti ringrazio. E ti ringrazio anche per il lavoro che stai compiendo. :)
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E un altro articolo scritto da un uomo,
Le escort non sono le vittime
Mi sembra questa sia la zampetta del Marchi, o cmq, ci somiglia ..
Sembrano due articoli scritti da gente che ha letto i ns. argomenti, che inizia a vedere abbastanza bene , ma che ancora difetta di chiaro-veggenza. :D
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Gli ultimi due articoli di nyamya sono oro colato! :shifty:
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Certo ragazzi, scusatemi più tardi vi darò il sito/perchè lho memorizzato sull'altro pc/. lho scoperto per caso cercando materiale per la tesi e saltando esce fuori un sacco di roba interessante, che naturalmente secondo la legge di Murphy quando ti serve non la trovi mai.
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intanto vi vorrei proporre un libro a mio avviso molto attuale e significativo, era uno dei testi per l'esame di sociologia della famiglia.
" Per amore o per denaro" Arlie Russel Hochschild
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Mi sembra questa sia la zampetta del Marchi, o cmq, ci somiglia ..
Sembrano due articoli scritti da gente che ha letto i ns. argomenti, che inizia a vedere abbastanza bene , ma che ancora difetta di chiaro-veggenza. :D
ehehehehh....è quello che ho pensato anch'io. Come discorso(che condivido assolutamente) infatti potrebbe essere assolutamente il manifesto degli uominibeta.
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il discorso è che queste persone mi ricordano molto una persona che mi mise le mani addosso durante un'occupazione quando ero al liceo al quale dissi:-Lo sai che parte della toscana e del lazio è stata bonificata da mussolini?-e questo:-Sei uno sporco fascista!-e giu botte. Da quel momento in poi questo genere di persone mi disgustano...e le femministe tipo queste rientrano nella categoria.
Vabbè...
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Non ho idea di chi sia la zampetta io la ci son capitata x caso e dall'interfaccia del sito mi è sembrato anche un sito straniero. Eccovi il sito da dove ho preso i due articoli:
http://lorddrachen.wordpress.com/2010/11/08/le-escort-non-sono-vittime/
Vi icollo anche un'altro sito che mi sembra molto interessante:
http://www.ilribelle.com/forumribelle/?currentPage=3
Mi fa molto piacere scambiarci delle informazioni e articoli e sita interessanti , pure io ciò che mettete voi lo leggo con gran piacere, si impara finchè si campa.
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Non ho idea di chi sia la zampetta io la ci son capitata x caso e dall'interfaccia del sito mi è sembrato anche un sito straniero. Eccovi il sito da dove ho preso i due articoli:
http://lorddrachen.wordpress.com/2010/11/08/le-escort-non-sono-vittime/
Vi icollo anche un'altro sito che mi sembra molto interessante:
http://www.ilribelle.com/forumribelle/?currentPage=3
Mi fa molto piacere scambiarci delle informazioni e articoli e sita interessanti , pure io ciò che mettete voi lo leggo con gran piacere, si impara finchè si campa.
Ah, lord drachen.
Ecco...
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perchè vi conoscete per caso già Animus?
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Sai Animus leggendo sull'altro sito ilribelle sul forum ho pensato a te sapendo che 6 appassionato di sociologia e filosofia. Cè bella roba la che ti potrebbe interessare penso almeno.
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perchè vi conoscete per caso già Animus?
Sì, scriveva sul vecchio forum: http://questionemaschile.forumfree.it/?t=41475155&st=15
Si vede chi ha letto (e metabolizzato) i nostri temi, e chi no.
E' difficile sbagliarsi. ^_^
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Sai Animus leggendo sull'altro sito ilribelle sul forum ho pensato a te sapendo che 6 appassionato di sociologia e filosofia. Cè bella roba la che ti potrebbe interessare penso almeno.
In effetti il sito è interessante dal momento che mi piace M. Fini.
Anzi, c'è stato un periodo che ho anche pensato di collabora al loro giarnaletto (ilribelle), solo che loro ne davano (giustamente) un taglio più politico che di genere.
Perchè, che dicono?
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beh poi te che hai un calibro incorporato e a distanza prendi le misure e riconosci la scrittura. Ma cè di tutto molta roba filosofica interessante, anche se io non vado a nozze con la filosofia. adesso sto a combattere con 1 esame che mi affatica molto nella comprensione è la filosofia del linguaggio. E sto a leggere John langshaw Austin " Come fare cose con le parole" e Ricoeur " Filosofia e linguaggio" e credimi non ci capisco una mazza. Ho provato anche su interenet su wikipedia magari fosse un po + comprensivo e non so come farò a superarlo in questi anni ci sn stati pochi esami che mi hanno affaticato nella comprensione ed uno è questo.
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beh poi te che hai un calibro incorporato e a distanza prendi le misure e riconosci la scrittura. Ma cè di tutto molta roba filosofica interessante, anche se io non vado a nozze con la filosofia. adesso sto a combattere con 1 esame che mi affatica molto nella comprensione è la filosofia del linguaggio. E sto a leggere John langshaw Austin " Come fare cose con le parole" e Ricoeur " Filosofia e linguaggio" e credimi non ci capisco una mazza. Ho provato anche su interenet su wikipedia magari fosse un po + comprensivo e non so come farò a superarlo in questi anni ci sn stati pochi esami che mi hanno affaticato nella comprensione ed uno è questo.
Mah, ho dato un occhio ad es. a questo: http://www.ilribelle.com/forumribelle/post/629014
Son cose che anch'io avevo già scritto, anni fa.
Però boh, ho visto che il mezzo telematico, il forum, non va bene per affrontare argomenti di una certa complessità, semplicemente non è adatto. Si finisce sempre per perdersi in un estenuante dialogo tra sordi...(non va dimenticato che in italiano 'discussione' significa anche, e soprattutto...litigio!)
Per questo trovo più efficace il tipo di comunicazione del Papa... io scrivo, gli altri leggono. :P
(non ci sono costretti naturlmente, legge chi vuole).
Ha il grande vantaggio di essere meno dispendioso in termini di energie... e si evitano, appunto, i dialoghi tra sordi.
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Infatti nei miei limiti lho percepito pure io. Qui invece è fatto bene in stile botta e risposta, molto più concreto e meno limitativo per tutti che vogliono dire la loro. Alla mia mente razionale e concreta piace cosi senza perdersi in discussioni senza fine, che poi non portano a niente perchè cmq ognuno è convinto in ciò che sostiene e non sente la voce degli altri. Invece il dialogo porta a conoscenza a considerazione dell'opinione dell'altro, a volte senza condividerla, ma già che ti fa riflettere è un buon segno.
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cmq ognuno è convinto in ciò che sostiene e non sente la voce degli altri. I
ognuno è ciò che sostiene (vedere la morale della tenia in aphorismen), e soprattutto affermare cio' che si sostiene (detto tra le righe, vale anche per la tua tesi), significa sopratutto...affermare se stessi, cio' che si è.
Ecco perchè si finisce sempre per discutere, perchè siamo diversi, ed ognuno non fa altro che affermarsi.
P.S.
Mi è entrata una briciola nella tastiera, sotto la lettera 'a', ed ogni volta devo usare il copia-incolla.
Chiudo perchè scrivere in queste condizioni è un supplizio.
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Se affermare è avere successo, distinguersi, emergere, farsi un nome, imporsi, segnalarsi, avanzare, fare strada, progredire, vincere, imporre, segnalare, costringere, muovere, migliorare e cioè l'arte di avere ragione http://it.wikipedia.org/wiki/L%27arte_di_ottenere_ragione /quanta fatica con quelle 38 stratagemmi/ ed ascoltare è: assistere a, intervenire a, origliare, spiare, bere, intendere, seguire, sentire, udire, accogliere, esaudire, appagare, soddisfare, prestare ascolto a, stare a sentire, partecipare a, usciolare, dare ascolto a, dare retta a, ubbidire a, accontentare, auscultare, interrogare: L'arte di ascoltare http://www.estovest.net/testi/arteascoltare.html io tifo per la seconda è meno faticosa e più proficua almeno per me.