quel che si deve fare è che l'addestramento e le relative prove da superare non siano agevolate rispetto a quello maschile
CHE SCHIFO!!!!!
Che retorica nauseante!
Essere "determinate, anche più dei loro compagni" è considerato un pregio!?
Sono discorsi da Jagoda, Beria, Ezov!!!!
Notate bene!!!: Una Scuola Militare, aperta alle ragazze;
"les midinettes", invece, rimangono, ermeticamente, femminili!
Non si possono - secondo loro - sporcare con presenza maschile!!!
Poco tempo fa una soldatessa ha postato su questo forum.Se quella è veramente una soldatessa, allora io sono quello a sinistra sul mio avatar.
A chi di competenza, fermatevi! alla situazione attuale, e gia troppo! , prima che sia troppo tardi, e considerate che se alla fine andra’ tutto “a puttane” non si potra “resettare” il tutto come se niente fosse, perche nel frattempo al vostro posto magari siedera una donna.
Martin van Creveld, 56 anni, olandese di nascita ed israeliano per scelta da oltre trent'anni. Docente di Storia militare all'Università di Gerusalemme ed esperto di strategia di fama internazionale
Ma madri, figlie e mogli pagano comunque un prezzo alto quando si entra in guerra...
«Una singola donna che aspetta a casa il marito, o che bada ai suoi figli è più importante in guerra di mille segretarie in uniforme. Le donne sono molto importanti nelle guerre, ma non combatteranno mai come gli uomini».
Se fosse una donna non si sentirebbe umiliato dalle sue teorie?
«Sì, ma non sono una donna, dunque la questione non mi tocca. In guerra gli uomini muoiono per far vivere le donne. A volte mi piacerebbe avvenisse il contrario. Se fossero andate in Afganistan, sarebbero morte tutte. L'unico Paese nella Storia che ha imposto la coscrizione per le donne è Israele, ma neanche qui combattono, creano solo grane».
"Ti senti fica, con un mitra in mano!!!?"LA GUERRA E AFFARE DI UOMINI E TALE DEVE RIMANERE SECONDO ME LE FEMMINE IMBRACCIANO IL MITRA NON X SUPERIORI IDEALI MA PER POTER ENTRARE IN UN "GIOCO" NEL QUALE GLI VIENE DATA LA POSSIBILITA DI UCCIDERE IL "NEMICO" (CHE TANTO X CAPIRCI SIAMO NOI MASCHI NEL SENSO DI GENERE) INFATTI SANNO CHE SE MAI SUCCEDESSE NEL 99% DEI CASI IL BERSAGLIO SARA UN MASCHIO, E SOLO QUESTO IL LORO + RECONDITO E INCONFESSABILE PROPOSITO FINTANTOCHE IN QUESTA "ATTIVITA" SIAMO ANCORA NOI (UOMINI) IN MAGGIORANZA E A COMANDARE NON SAREBBE SBAGLIATO FAR CIRCOLARE IN OGNI AMBITO MILITARE (ALCAEDA COMPRESA) UNA NUOVA REGOLA (DELLE TANTE NON SCRITTE) CHE CODIFICANO LA GUERRA E IL COMBATTIMENTO (SIN DALLA NOTTE DEI TEMPI), E CIOE' "PRIVILEGIARE" LE DONNE IN ARMI, QUESTA VOLTA COME OBIETTIVO PERO' , DA DISCERNERE, RICONOSCERE, ISOLARE, ED ELIMINARE x PRIME, NON SOLO IN QUANTO NEMICO IN ARMI, MA IN QUANTO UN INTRUSO STRUTTURALMENTE ESTRANEO E INCOMPATIBILE CON L'ATTIVITA IN ESSERE, NON PREOCCUPATEVI LA COSA NON E CINICA COME SEMBRA IN FONDO PARLIAMO DI GUERRA E IN GUERRA NON CI SI LAMENTA SE SI RISCHIA LA PELLE.
LA GUERRA E AFFARE DI UOMINI E TALE DEVE RIMANERE SECONDO ME LE FEMMINE IMBRACCIANO IL MITRA NON X SUPERIORI IDEALI MA PER POTER ENTRARE IN UN "GIOCO" NEL QUALE GLI VIENE DATA LA POSSIBILITA DI UCCIDERE IL "NEMICO" (CHE TANTO X CAPIRCI SIAMO NOI MASCHI NEL SENSO DI GENERE) INFATTI SANNO CHE SE MAI SUCCEDESSE NEL 99% DEI CASI IL BERSAGLIO SARA UN MASCHIO, E SOLO QUESTO IL LORO + RECONDITO E INCONFESSABILE PROPOSITO.
Pace non trovo, et non ò da far guerra;
e temo, et spero; et ardo, et son un ghiaccio;
et volo sopra ’l cielo, et giaccio in terra;
et nulla stringo, et tutto ’l mondo abbraccio.
Tal m’à in pregion, che non m’apre né serra,
né per suo mi riten né scioglie il laccio;
et non m’ancide Amore, et non mi sferra,
né mi vuol vivo, né mi trae d’impaccio.
Veggio senza occhi, et non ò lingua et grido;
et bramo di perir, et cheggio aita;
et ò in odio me stesso, et amo altrui.
Pascomi di dolor, piangendo rido;
egualmente mi spiace morte et vita:
in questo stato son, donna, per voi.
:crybaby: :crybaby: :crybaby:
F. Petrarca
...
Pascomi di dolor, piangendo rido;
egualmente mi spiace morte et vita:
in questo stato son, donna, per voi.
...
L'altra sera parlavo con un mio conoscente che è maresciallo dell'esercito, gli ho chiesto cosa ne pensava dell'entrata delle donne nella vita militare, mi ha risposto che è un fatto positivo in quanto i militari maschi hanno iniziato ad avere più cura della propria immagine, del proprio look.
Mi sono cascati i maroni.
Femminicidio?
non usate questo termine per favore,è leviso verso me e verso tutti gli uomini che non non sono coinvolti nel progetto di sterminio del genere femminile.
oppure se lo riconoscete abbiate abbastanza coraggio di parlare pure di maschicidi,ammettendo chè é un complotto ordito dalle donne per sterminare il nostro genere.
il femminicidio non porta alcun vantaggio a noi uomini,il maschicidio tramato alle nostre spalle consente a queste schifose di sputarci continuamente veleno addosso stando comodamente sedute nelle case che noi coglioni gli abbiamo costruito e che continuiamo a costruirgli.Nelle capanne dovrebbero tornare.
questa Palombelli,e decerebrate simili,andrebbero denunciate per continua diffamazione verso me e verso tutti voi uomini.
Che pagliacciata le donne nelle forze armate! :doh:
Per non parlare di quella nei corpi di polizia e di vigilanza :rolleyes:
ventiluglio
view post Inviato il: 12/3/2007, 18:08CitazioneCITAZIONE (Mustela_Erminea @ 11/3/2007, 20:54)
Se nelle forze armate USA, che sono le forze più operative del mondo, si è risposto no a tutte quelle domande arruolando centinaia di migliaia di donne e spedendone decine di migliaia al fronte, è evidente che non lo si è fatto per fare un piacere a qualche femminista idiota.
Forse sotto c'è qualche ragione più concreta ed obiettiva.
Le cose non stanno proprio così.
Negli USA (come in UK) le soldatesse sono esplicitamente escluse dai ruoli cosiddetti di "close combat" (cioè in pratica di "combattimento").
C'è stato e c'é in atto un tentativo di eliminare questi vincoli con escamotage (ridisegnando ad esempio l'architettura delle brigate di combattimento ed aggregandovi - in situazioni di basso rischio operativo - plotoni "logistici"), ma al momento tali vincoli sono ben rispettati.
Nessuna, dico nessuna di quelle soldatesse (meno del 2% del totale) morte in Iraq è morta in azioni di combattimento.
http://www.cmrlink.org/womenincombat.asp
http://www.cmrlink.org/
Ma l'esclusione femminile, anche ipotizzando una eguale prestanza ed efficienza bellica di una donna (tutta da verificare dal momento che le "soldato Jane" sono delle favole che risultano improbabili anche se raccontate dai migliori registi di Hollywood), è motivata da almeno altri due aspetti:
- la presenza di donne in situazioni di rischio distrae e disarticola i cosiddetti "male bond" (legami maschili) che sono alla base della compattezza e saldezza morale dei reparti sottoposti allo stress di combattimento. L'istinto cavalleresco maschile (che essendo un istinto e ben poco razionalizzabile) porta inevitabilmente il soldato maschio a sacrificarsi per la soldatessa femmina, anche a detrimento del risultato operativo complessivo che si vorrebbe raggiungere.
- la possibilità che delle soldatesse cadano nelle mani di un nemico VERAMENTE cattivo e spietato, getterebbe nel panico la pubblica opinione, con risultati devastanti. Si pensi alla cagnara mediatica originatasi in Occidente ai tempi della cattura della maestrina dell'Illinois, Jessica Lynch, finita per sbaglio fuori strada, in mano al nemico: Per liberarla sono state impegnate forze, soldi ed energie assolutamente spropositate.
Un "esercito di Jessica Lynch" rappresenterebbe una sicura rovina per qualunque nazione.
E' altresì vero che eserciti solo maschili sono sempre esistiti, hanno funzionato e funzionano benissimo per quello che devon fare.
Eserciti solo femminili non sono mai esistiti, sono semplicemente improponibili perché non funzionerebbero.
E' così difficile capire che questa asimmetria ha dei validi fondamenti antropologici e che - tecnologia o meno - è folle non tenerne in debito conto?
Marines Set Sound Priorities: “Survivability and Lethality” in Battle
October 13, 2015
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CMR Analyzes USMC Women in Combat Research Data: Part II
After four years of comprehensive Marine Corps research, results clearly show that the case for women in direct ground combat still has not been made. In fact, tests have produced highly credible, reality-based, empirical data that discredits theories about gender equality in the combat arms.
This is the unmistakable message conveyed in a significant memorandum signed by Brig. Gen. George W. Smith, Jr., Director of the Marine Corps Force Innovation Office at Quantico, VA, which the Center for Military Readiness has analyzed here:
Interim CMR Special Report – Part II, Section A
U.S. Marine Corps Research Finding: Where Is the Case for Co-Ed Ground Combat?
General Smith’s 14-page August 18, 2015, memorandum to the Commandant of the Marine Corps, released with 19 additional pages, included consequential facts and empirical data resulting from Ground Combat Element Integrated Task Force (GCEITF) operations at Marine bases on the west coast. For nine months, the task force conducted professionally-monitored field exercises designed to analyze direct ground combat units such as the infantry, armor, artillery, and Special Operations Forces.
Researchers from the University of Pittsburgh worked with GCEITF officials to scientifically measure the individual physical capabilities and unit performance of hundreds of male and female volunteers divided into units. Some teams remained all-male, while others were integrated with female volunteers who qualified by meeting the same physical requirements as the men.
In a presentation to the Defense Advisory Committee on Women in the Services (DACOWITS) on September 18, 2014, Marine Col. Anne Weinberg, Deputy Director of the Marine Corps Innovation Office, noted that the “purpose-built” task force was designed to test a simple Research Study Hypothesis that would be tested via operational evaluations: “[A]n integrated unit under gender-neutral standards will perform equally as well as a gender-restricted unit."
To qualify for participation, both men and women had to meet the same minimum standards for men in physical fitness (PFT) and combat fitness tests (CFT). Far from being “average,” the female task force volunteers were exceptionally strong and well-prepared to succeed.
Despite positive expectations, task force data and findings failed to prove the hypothesis.
Quoting briefing slides accompanying the Smith memo, “All-male task force teams outperformed their mixed-gender counterparts in 69 percent (93 of 134) ground combat tasks. . . .[Physical differences were more pronounced in] “specialties that carried the assault load plus the additional weight of crew-served weapons and ammunition.”
In addition, women suffered injuries at rates double those of men, and enlisted women who successfully completed training at the Infantry Training Battalion suffered six times more injuries than men.
As stated in the Smith memo and findings, factors such as “speed and tempo, lethality, readiness, survivability, and cohesion [are] critical components to fighting and winning in direct ground combat.” In this environment, “speed is a weapon.”
Survivability and lethality -- two factors that the Marines identified as most important for successful accomplishment of ground combat missions -- define the very purpose of the Marine Corps. It matters, therefore, that “[G]ender-integrated teams, squads, or crews demonstrated, with few exceptions, degraded performance in the time to complete tasks, move under load, and achieve timely effects on target as compared to all-male teams, squads, or crews.”
These results are not anomalous: Numerous research projects conducted by United States researchers and by the British Ministry of Defence have produced similar findings that reflect physical realities, not theories.
As reported in this CMR Policy Analysis, British gender-integration research pointed to “a reduced lethality rate [among women], in that combat marksmanship degrades as a result of fatigue when the combat load increases in proportion to body weight and strength.” The Israeli Defense Force (IDF) also decided recently to keep their armored units all-male.
In addition, U.S. Army Medical Command documents, which CMR obtained via FOIA, revealed injury rates among women averaging twice those of men. These are physical realities that cannot be ignored or mitigated, even with extra training and conditioning.
Mabus vs. the Marines
For Navy Secretary Ray Mabus, facts cease to be facts if they are not politically correct.
In a September 14 speech, Secretary Mabus announced that he would disregard the best professional advice of the U.S. Marine Corps on a serious matter affecting all servicemen and women. (See CMR: Memo to Secretary Mabus: Marine Lives Matter.)
Mabus faulted the Marines for “presupposing” results, and other critics accused them of resistance to cultural change. The truth is that Marine leaders are showing resistance to high risks and loss of many lives when flawed social policies are imposed on the military.
Without any empirical evidence, Mabus claimed that assigning women to direct ground combat units that attack the enemy would not reduce the fighting units’ effectiveness. “In fact, said Mabus, “I think they will be a stronger force because a more diverse force is a stronger force.” If this were true, the Naval Academy would put women on the football team. Navy doesn’t do that because they want to Beat Army.
The racial argument often used by women-in-combat advocates falls apart upon closer examination. The 1992 Presidential Commission on the Assignment of Women in the Armed Forces found that Title VII of the 1964 Civil Rights Act does not apply to the military. The armed forces took the lead in addressing irrational prejudice, many years before the law took effect in the civilian world.
The 1948 Executive Order of President Harry Truman was issued primarily for reasons of military necessity, not equal opportunity. Racial minorities often excel in military environments, where lives depend on physical readiness for combat. Defense Department reports also have consistently shown that women are promoted at rates equal to or faster than men.
Nevertheless, in 2011 the Pentagon-endorsed 2011 Military Leadership Diversity Commission (MLDC) recommended that women be made eligible for direct ground combat assignments to promote careers, not military effectiveness. The MLDC philosophy advocates for group rights and conscious discrimination in pursuit of “gender diversity metrics,” another name for quotas. Former Joint Chiefs Chairman Adm. Mike Mullen called this philosophy “diversity as a strategic imperative.”
This mindset explains why, in 2009, then-Army Chief of Staff General George Casey, Jr. expressed concern that the Fort Hood rampage of Major Nidal Hasan might set back the Army’s efforts to achieve ethnic/religious diversity. “A diverse Army,” said Casey, “gives us strength. And as horrific as this tragedy was, if our diversity becomes a casualty, I think that’s worse.”
We live in a dangerous world, but potential adversaries such as Russia, North Korea, ISIS, or Iran have no interest in “gender diversity.” Dominance and winning in battle are their primary goals. Pentagon officials who assign higher priority to “gender diversity” are endangering national security as well as letting down the troops.
Since the Marines did not give Secretary Mabus the results he wanted, he wrote a Washington Post op-ed faulting the USMC task force findings for evaluating “averages,” as if the women involved were less prepared than the men. The op-ed insulted task force participants and betrayed a fundamental misunderstanding of statistical analyses.
Contrary to Secretary Mabus’ insinuations, female task force participants were above-average in strength and preparation going in, and they received full support from the men who volunteered to participate. In this context “average” represents a data point derived from the performances of multiple persons.
It would not make sense to make policy based on the best individual performance out of 400, or the weakest. Secretary Mabus, apparently, doesn’t understand this.
Who Will Decide?
It is not known what then-Commandant General Joseph Dunford, who is now the Chairman of the Joint Chiefs of Staff, recommended to the Secretary of the Navy and Defense Secretary Ashton Carter. News reports have suggested that General Dunford privately requested exceptions for some ground combat units, and supported his recommendations with solid research data.
During a September 30 news conference, Secretary Carter promised to carefully consider the “quality” and “fact-based analysis behind the recommendations” that military service leaders will submit to him and to Joint Chiefs Chairman Dunford by the end of October. If Carter is sincere in this intent, he will respect requests for exceptions to policies due to go into effect in January 2016.
There is no justification for Secretary Carter to disregard the best professional advice of the U.S. Marine Corps, especially since none of the research done since 2012 has made the case for ordering women into the combat arms. General Smith recognized what is at stake in his memorandum:
“Those who choose to turn a blind eye to . . . immutable realities do so at the expense of our Corps’ warfighting capability and, in turn, the security of our nation.”
* * * * * *
The Center for Military Readiness, founded in 1993, is an independent public policy organization that reports on and analyzes military/social issues. Additional information on this topic is available elsewhere on this website:
CMR Policy Analysis: Co-Ed Combat Tests Hazardous to Women’s Health
CMR Policy Analysis: New British Report Shreds Case for Women in Ground Close Combat (GCC)
CMR: Israeli Defense Force Decides: Armored Tanks Will Stay All-Male
Interim CMR Special Report, Sept. 2014,U.S. Marine Corps Research Findings: Where Is the Case for Co-Ed Ground Combat? -- Executive Summary
Memo to Secretary Mabus: Marines Lives Matter
September 23, 2015
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The following op-ed by CMR President Elaine Donnelly was published in the Washington Times Commentary section under the title Marines Lives Matter (Sept. 15, 2015)
Navy Secretary Ray Mabus has announced his intent to disregard the best professional advice of the Marine Corps. Not on a minor issue, like buying helicopters. This is about “gender diversity” mandates that could cost lives in land combat missions involving national security.
In 2012, the Marines initiated scientific research on the physical and operational consequences of assigning women to combat arms units such as infantry, armor, artillery, and Special Operations Forces. At the point of the bayonet, these units attack the enemy with deliberate offensive action.
Hundreds of male and female Marines volunteered for nine months of tests with the Ground Combat Element Integrated Task Force. During field exercises simulating ground combat, University of Pittsburgh experts used body-monitoring and other scientific methods to gather empirical data reflecting actual experience, not theory.
A recently-released summary reported that all-male task force teams outperformed their mixed-gender counterparts in 69 percent (93 of 134) ground combat tasks. For Secretary Mabus, however, facts stop being facts when they aren’t politically correct.
Mabus, apparently, doesn’t care whether physical differences were more pronounced in “specialties that carried the assault load plus the additional weight of crew-served weapons and ammunition.” Individual combat arms soldiers often carry burdens exceeding 100 pounds on their backs.
None of this matters to “gender diversity” advocates whose priorities differ from the task force’s primary consideration: “combat effectiveness of Marine ground combat units.” As the report states, factors such as “speed and tempo, lethality, readiness, survivability, and cohesion [are] critical components to fighting and winning in direct ground combat.”
In this environment, “speed is a weapon.” It matters, therefore, that “All-male infantry crew-served weapons teams engaged targets quicker and registered more hits on target as compared to gender-integrated [counterparts.]”
These findings reinforce a report that the British Ministry of Defence produced last December. British gender-integration research pointed to “a reduced lethality rate [among women], in that combat marksmanship degrades as a result of fatigue when the combat load increases in proportion to body weight and strength."
Because men have ten times more androgenic hormones, which determine muscle size and power, not a single study has shown that training can overcome significant load-carriage and endurance gaps between men and women. Lives and missions depend on these factors.
The Marines’ second research consideration was the health and welfare of each individual. Debilitating injuries detract from career success as well as combat effectiveness. It matters, therefore, that during the task force assessment, women’s musculoskeletal injury rates were more than double those of men (40.5% and 18.8%, respectively).
These findings mirror Army Medical Command data obtained under the Freedom of Information Act. In tests with artillery and armor units in 2013 and basic combat training since 2010, women’s injury rates averaged twice those of men.
The task force summary reports that in earlier tests at the Marine Corps’ Infantry Training Battalion for enlisted personnel, females were injured at more than six-times the rate of their male counterparts. Do we really need to increase the number of female disabled veterans?
Only two women out of two dozen completed task force infantry exercises. Comparable attrition during a war, plus predictable medical conditions and pregnancy, would leave fighting units short-handed, dangerously exposed to hostile fire, and less capable of taking the fight to the enemy.
Secretary Mabus can’t handle these truths. Failing to recognize irony in his insult, Mabus criticized male Marines for “presupposing” the outcome of the study. Perhaps the Secretary did not get the memo from Marine Lance Corporal Chris Augello.
According to Marine Corps Times, Cpl. Augello started out believing that women should get a shot at the infantry if they could meet existing standards. Months later, Augello submitted to officials a 13-page memo explaining why he changed his mind.
In his light armored vehicle platoon, Augello reported, discipline broke down, noncommissioned officers hesitated to hurt junior women’s feelings with corrections, and male/female emotional entanglements were distracting. Others reported resentment of perceived unequal treatment, which broke down unit cohesion.
While rescuing a 200 pound “casualty” out of a vehicle turret, Augello injured his back compensating for smaller-framed, less-capable women. A four-woman team struggled but failed to move the heavy dummy. When Augello was paired with a short male Marine smaller than some women, the man’s inherent muscle strength made a significant difference.
Cpl. Augelo concluded that the “female variable in this social experiment has wrought a fundamental change [that is] sadly for the worse, not the better.”
Two female soldiers who passed Ranger School deserve respect, but their success does not cancel voluminous Marine research from boot camp to the elite infantry officer course. Critics demand analysis of individual capabilities, but Marine Training and Education Command (TECOM) already conducted “proxy tests” during 2013. Twenty-eight percent of women, compared to 1 percent of men, could not lift a 95-pound artillery round and carry it 50 meters in 2 minutes.
Would Secretary Mabus order Navy SEALs to conduct HALO (high-altitude, low-opening) missions with parachutes known to fail 28% of the time? If not, Mabus and other policy makers should stop putting defense of a political position ahead of defense of our country.
* * * * * *
The Center for Military Readiness, founded in 1993, is an independent public policy organization that reports on and analyzes military/social issues. Please consider making a generous contribution to CMR by clicking on the easy-to-use, secure website, linked here. Readers also can help by sharing this article and “liking” the CMR Facebook page.
Sinceramente non so davvero che diamine di sicurezza dovrebbero garantire queste scimmiotta-uomini e non so come diavolo possa esistere gente che non prova un senso del ridicolo nel solo guardarle.
Uomini e donne in Israele devono prestare servizio per lo stesso numero di anni? In teoria, quasi: gli uomini per tre anni, le donne per due. In pratica, però, gli uomini israeliani prestano servizio per una media di tredici anni prima di raggiungere i 54 anni, età in cui non possono più essere richiamati; le donne prestano invece servizio per meno di due anni. Perché? Innanzitutto perché solamente il 50 per cento delle donne è richiamato (contro il 90 per cento degli uomini). In secondo luogo, una madre israeliana non può essere costretta a prestare servizio per oltre due anni; i padri israeliani, invece, sì. In terzo luogo, anche in tempo di pace l'uomo israeliano - che sia padre o no - è tenuto a prestare servizio due mesi all'anno (dopo il periodo minimo di tre anni) fino all'età di 54 anni. Una madre non viene richiamata, e le donne senza figli devono soltanto tenersi a disposizione. Quarto, in tempo di guerra soltanto gli uomini prestano servizio finché è necessario.
Martin van Creveld
vancreveld.jpg
GERUSALEMME - Un insolito miscuglio di attestati militari e libri sulle donne distingue il piccolo studio quadrato di Martin van Creveld, 56 anni, olandese di nascita ed israeliano per scelta da oltre trent'anni. Docente di Storia militare all'Università di Gerusalemme ed esperto di strategia di fama internazionale, van Creveld dalla sua casa di Mevasseret Zion, guida una solitaria battaglia contro il suo nemico giurato: le donne. E´uno dei pochi temi che in queste settimane riesce a distogliere Israele assediata dal terrorismo dei kamikaze palestinesi. Con alle spalle i diplomi ricevuti a Quantico, in Virginia, dalla Scuola del Corpo dei Marines e sulla scrivania una bandiera del Sol Levante dipinta a mano, van Creveld svela i motivi della sua crociata contro le donne, illustrando il contenuto del prossimo libro (uscirà in francese) dal titolo chiaro e provocatorio: Il Sesso Privilegiato.
Professore come si sente ad essere definito il nemico pubblico del sesso femminile?
«Sono il più grande maschilista di Israele. Le mie tesi danno fastidio, perché sfidano tabù radicati in tutto l'Occidente. Hanno provato ad accusarmi di molestie sessuali, a spiarmi con microfoni durante le mie lezioni. Ma non hanno trovato niente, solo le mie idee».
Perché un esperto di strategia militare come lei ha dichiarato guerra alle donne?
«Sono uno studioso di Storia militare dall'inizio degli anni Settanta. E´una materia che ha poco a che fare con le donne: Clausewitz nelle 863 pagine della sua "bibbia" non le menziona mai. Dieci anni fa iniziai a interrogarmi su questo. Mi chiesi come era possibile discutere della guerra senza tener presente metà dell´umanità».
Che rapporto c'è fra le donne e la guerra?
«Le donne non hanno mai avuto un ruolo nelle guerre: dopo secoli di assenza dagli eserciti, negli ultimi decenni le italiane o le americane hanno cominciato ad arruolarsi. Solo quando si passa dalla guerra convenzionale alla guerriglia, sia nel caso della Seconda Guerra Mondiale che delle kamikaze palestinesi, il loro numero cresce sensibilmente. Per la guerra le donne non esistono. Nessuno nella tradizione militare si è mai posto tali domande, io l'ho fatto. Ho iniziato a studiare, fare ricerche, ho scritto Uomini e Donne in Guerra. La risposta all'assenza delle donne dalla guerra mi è venuta dallo studio del rapporto fra sessi, di cui parlerà il mio libro, "Il sesso privilegiato"».
Perché considera le donne il sesso privilegiato?
«Le donne sono più deboli nel fisico e nella capacità di competere e, al contrario di quanto afferma la propaganda femminista, l'intero meccanismo della nostra società è un tentativo di compensarle per la loro debolezza: se dovessero cimentarsi con gli uomini infatti soccomberebbero e l'umanità avrebbe fine». ….
Teoria a parte, può fare degli esempi concreti di privilegi femminili nella società?
«Gli esempi sono infiniti. Tanto per cominciare, dalle donne si esige meno che dagli uomini. Lo stesso comportamento che porta alla punizione per un bimbo diventa abbraccio di consolazione per una bambina. Il matrimonio è una forma di protezione per le donne, perché geneticamente una lei può avere solo un numero limitato di figli, mentre lui può avere molti figli da più donne. Sul lavoro la musica non cambia: dall'inizio della Storia, l'uomo ha lavorato più duramente e intensamente delle donne, per il motivo che se si richiedono ad una donna i ritmi di un uomo, va incontro ad un collasso. Poiché le donne non lavorano quanto gli uomini, l'intera società può essere letta come un sistema di trasferimento di risorse dagli uomini alle donne. Il novanta per cento di quanto accumulato dagli uomini viene speso dalle donne, basta guardarsi in casa per averne la prova. Altro esempio, la beneficenza: se guardiamo la Storia di Paesi come l'Italia e la Francia, ci accorgiamo che è sempre stato più facile per le donne anziché per gli uomini ricevere della beneficenza. Specialmente se chiedono le elemosina con i figli. Lo stesso è vero per lo Stato Sociale dei nostri tempi: gli uomini pagano le tasse, le donne ricevono i benefici. Per natura le donne sono il sesso debole, dunque l'intera storia dell'umanità è un tentativo di compensarle. Le donne hanno sempre ricevuto più aiuti economici degli uomini, perché altrimenti sarebbero morte di fame e l'umanità sarebbe scomparsa. Le donne sono trattate con favore anche dalla giustizia: per un reato simile, l'uomo riceve una pena maggiore della donna; ad ogni stadio del processo giudiziario, gli uomini sono penalizzati. Il numero delle donne in prigione è inferiore a quello degli uomini, non perché commettono meno reati, ma perché ricevono pene più lievi».
Torniamo al rapporto con la guerra. Perché Clausewitz ignorò le donne?
«Clausewitz riteneva la guerra un'arte razionale e dunque non c'è spazio per le donne, che sono emotive ed intuitive».
Ma madri, figlie e mogli pagano comunque un prezzo alto quando si entra in guerra...
«Una singola donna che aspetta a casa il marito, o che bada ai suoi figli è più importante in guerra di mille segretarie in uniforme. Le donne sono molto importanti nelle guerre, ma non combatteranno mai come gli uomini».
Se fosse una donna non si sentirebbe umiliato dalle sue teorie?
«Sì, ma non sono una donna, dunque la questione non mi tocca. In guerra gli uomini muoiono per far vivere le donne. A volte mi piacerebbe avvenisse il contrario. Se fossero andate in Afganistan, sarebbero morte tutte. L'unico Paese nella Storia che ha imposto la coscrizione per le donne è Israele, ma neanche qui combattono, creano solo grane».
A questo punto non resta che chiederle perché le donne vivono più a lungo...
«I medici dicono che è a causa degli estrogeni, ma fino a due secoli fa gli uomini vivevano di più. Non sono gli estrogeni, ma la civilizzazione ad aver modificato l'equilibrio. Il cambiamento è iniziato con la rivoluzione industriale, quando gli uomini hanno cominciato a fare i lavori pesanti all'aperto. E´stato un fenomeno progressivo. In Europa, l'ultimo Paese dove la vita delle donne ha superato quella degli uomini è stato l'Irlanda, nel 1850. In Paesi come India ed Egitto, il sorpasso è avvenuto negli ultimi 50 anni. Oggi restano dieci Paesi dove gli uomini vivono ancora di più e si tratta di posti molto poveri, come il Bangladesh».
Il fatto che le donne siano il sesso privilegiato è una cosa buona?
«Sono un uomo, dunque credo sia una cosa buona, se fosse al contrario mi sentirei colpevole, mi vergognerei davvero molto».
L'intervista è finita, il professore più maschilista d'Israele non fa a tempo ad alzarsi, che arriva la sua seconda moglie a dargli manforte: ha una rivista della mutua in mano: «Vedete, mettono in copertina la salute della donna, non certo i problemi della prostata...».
da "La Stampa" del 20/3/2002 Sezione Cultura Pag. 27: "ISRAELIANO, INSEGNA STORIA MILITARE, È IL PIÙ GRANDE MISOGINO DEL MONDO: LE SUE TESI PROVOCATORIE SFIDANO «I TABÙ DELL´OCCIDENTE»" di Maurizio Molinari
Questo l'ho trovato su U3000.
Pure questo.
http://www.uomini3000.it/401.htm
Una decisione che arriva in risposta alla presa di posizione di alcuni mesi fa del capo di Stato Maggiore Joseph Dunford che aveva chiesto che le donne rimanessero fuori da alcuni ruoli in prima linea nei Marines, citando alcuni studi che sostenevano che le unità miste fossero meno efficienti di quelle composte da soli uomini.
Obama Administration Ignores Sound Military Advice on Women in Direct Ground Combat
December 4, 2015
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Yesterday, President Barack Obama and Secretary Carter overruled the best professional advice of the U.S. Marine Corps in matters involving life, death, and national security. Secretary Carter also broke his own promise to base his decision on the quality of scientific research behind the military services’ recommendations.
This Executive Summary of the Interim CMR Special Report – Part II, which CMR released on Tuesday, highlights in Section A empirical data and findings that the Secretary has ignored at great peril. Section B refutes unworkable “mitigation” proposals that the services are supposed to implement by April Fool’s Day, 2016.
During his briefing Secretary Carter was asked whether the Marines’ research, which supported a request for exceptions, was flawed. Secretary Carter, who looked downcast and uneasy, could not do so. He is nevertheless forcing the services to implement deeply flawed policies that will cause lives to be lost, missions to fail, and the number of female disabled veterans to increase.
After nine months of scientifically monitored task force field tests, University of Pittsburgh researchers reported that all-male USMC task force units outperformed gender-mixed units in 69 percent (93 of 134) of ground combat tasks. Physical deficiencies evident in these field tests will undermine “survivability and lethality” in war ˗˗ the two paramount factors that the Marines identified in their report. (quoting the August 18 memorandum signed by Brig. Gen. George W. Smith, Jr., Director of the USMC Force Innovation Office)
Secretary Carter’s unsupported claims that combat effectiveness will not degrade cannot withstand comparison with empirical data that the Marines produced in support of their now-overruled request for exceptions. His claim that there will be no quotas also stands in direct conflict with the administration’s stated priority: “gender diversity metrics” (quotas) of 25% women in the Navy and other services.
In order to meet these quotas, officials will have to implement the “Dempsey Rule,” named for the January 2013 admission of former Joint Chiefs Chairman Gen. Martin Dempsey that standards too high for women would be questioned. Gender diversity quotas eventually will lower standards to levels that are equal but lower than before. This will happen without notice to Congress or accountability for the dangerous results.
Female-friendly training will leave men less prepared for harsh combat realities that will not change. It will also leave women more likely to suffer disproportionate injuries and resentment they don’t deserve.
Yesterday Secretary Carter confirmed that orders for women to fight ISIS will not be voluntary. The word “allowed” (into direct ground combat units) therefore, does not apply. Rates of injury known to be double and even higher in the infantry and other combat arms are the unequal price that women will have to pay.
Young women considering a military career should note that Secretary Carter callously disregarded the Marines’ stated concern that women will be put at a competitive disadvantage relative to their male peers in fighting teams such as the infantry.
According to Defense Department surveys of youth propensity to serve cited in the Interim Report – Part II, recruiting and retention will suffer. The most recent youth surveys must be dismal – Pentagon officials have refused to release them. We’ve yet to see responses to Marine surveys of the troops, but in an official Army survey 92.5% of Army women said they do not want this.
Members of Congress share the blame for high-handed administration orders that will likely cause federal courts to impose Selective Service obligations on unsuspecting civilian women.
The Center for Military Readiness will survey all presidential candidates to help voters elect a new Commander-in-Chief who will respect the experience and advice of military leaders who have experienced the brutality of ground combat. CMR also will continue to report on what happens when military women suffer disproportionate injuries preparing to fight ISIS.
By the time the next president takes office, even more compelling facts than those available today will make it necessary to reverse what this Administration has done to the All-Volunteer Force.
PS quanto mi piacerebbe vedere una prima linea tutta rosa in una guerra sul terreno contro l'ISIS...
CMR Releases New Interim Special Report – Part II
December 1, 2015
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U.S. Marine Corps Research Findings: Where is the Case for Co-Ed Ground Combat?
The Center for Military Readiness has released a new two-section, 38-page Interim CMR Special Report that analyzes recently-released results of U.S. Marine Corps research done on the subject of Women in Direct Ground Combat. Data released to date confirm that implementation of plans to order women into direct ground combat units by January 2016 would needlessly harm military women, men in the combat arms, and the All-Volunteer Force on which national security depends.
CMR President Elaine Donnelly has called on Secretary of Defense Ashton Carter to honor his own promise that his decision regarding women in close combat recommendations would rely on “the analytic underpinnings and the data supporting them.” By that measure, Donnelly said, “Secretary Carter must assign greater weight to Marine Corps empirical evidence than he does to wishful thinking, unsupported speculations, and ‘mitigation myths.’ “
Key findings analyzed in the December 2015 Interim CMR Special Report are highlighted here:
Executive Summary
As the report explains, for nine months in 2015, the USMC Ground Combat Element Integrated Task Force (GCEITF) conducted scientifically-monitored field exercises that simulated wartime requirements for direct ground combat units. Unlike gender-integrated support units that serve “in harm’s way” in war zones, these are small fighting teams that seek out and attack the enemy with deliberate offensive action.
The full Interim CMR Special Report-Part II cites specific documents that are linked in the endnotes. Among other things, all-male task force teams outperformed mixed-gender units in 69 percent (92 of 134) ground combat tasks. Individual and group performance data also showed significantly higher rates of female injuries and early fatigue that affected marksmanship:
Interim CMR Special Report Part II:
Where Is the Case for Co-Ed Ground Combat?
Donnelly continued, “Due to unchangeable physical disadvantages among women that clearly affect survivability and lethality in battle, officials should discontinue plans to order women into combat arms units such as the Marine and Army infantry, armor, artillery, and Special Operations Forces, including Rangers and Navy SEALs.”
Task Force tests were designed to test a simple Research Study Hypothesis: “[A]n integrated unit under gender-neutral standards will perform equally as well as a gender-restricted unit.” Despite positive expectations, Task Force data and findings disproved the hypothesis.
For purposes of comparison and clarity, the Interim CMR Special Report includes two sections that explain why this happened, and why it would be wrong and dangerous to treat military women like men in the combat arms:
Section A, titled Marines Set Priorities: “Survivability and Lethality” in Battle summarizes specific empirical data showing significant gender-related disparities in physical size, strength, endurance, injury rates, and early onset of fatigue.
Section B, titled Marine Corps Research & “Mitigation Myths” discredits flawed attempts to downplay the impact of gender-integration on unit cohesion, discipline, recruiting, retention, deployability, and overall readiness, and exposes unworkable proposals to “mitigate” the damage that would be done.
Donnelly concluded, “Comprehensive Marine Corps research tests have produced highly credible, reality-based, scientific data that discredits theories about gender equality in the combat arms. Much of this information was not available when the Obama Administration announced that women would be assigned to direct ground combat units.
“The armed forces should not be forced to rely upon unsupported theories, convoluted calculations or “best case scenarios” that disregard known high risks. It is necessary to analyze mitigation ideas that would make life in the combat arms more difficult and more dangerous, with no offsetting benefits in terms of military effectiveness.
“Secretary of Defense Carter and military service secretaries have the solemn responsibility to take this information seriously, and to restore sound priorities in all policies affecting women in the military. Members of Congress also must shoulder their constitutional responsibility to conduct responsible oversight before irreparable damage is done to the All-Volunteer Force.”
To schedule an interview on this subject, call Elaine Donnelly at 734/464-9430. More information, including previous CMR Special Reports, are available at www.cmrlink.org.
* * * * * *
The Center for Military Readiness, founded in 1993, is an independent, non-partisan, educational organization that reports on and analyzes military/social issues. Elaine Donnelly served as a member of the congressionally-established 1992 Presidential Commission on the Assignment of Women in the Armed Forces, which studied all aspects of the women in combat issue for a full year.
hanno minore forza fisica e resistenza, rendono in pratica meno combattivo il reparto nel quale servono, eccetera eccetera.La guerra è anche questione di cervello, mica si va a sparacchiare alla cazzo, per cui le donne meglio che lascino perdere...
Non so se l'avete sentita, era una notizia di oggi: Obama ha detto che le femminucce andranno in prima linea...Una delle prime cose che dicono negli eserciti di tutto il mondo è che la forza di un reparto è quella del soldato più debole.
ignorando completamente i consigli dei suoi esperti militari, che avevano caldamente sconsigliato l'utilizzo delle donne nei ruoli di combattimento, per i motivi che già sono stati più volte evidenziati in dettaglio (mettono a rischio i loro commilitoni che sanno che di fatto dovranno proteggerle, hanno minore forza fisica e resistenza, rendono in pratica meno combattivo il reparto nel quale servono, eccetera eccetera.
Ma si sa, quando c'è da fare lo zerbino, Obama non si tira indietro :sick:
Non so se l'avete sentita, era una notizia di oggi: Obama ha detto che le femminucce andranno in prima linea...Era nell'aria che alla fine sarebbe arrivato hanno confidato non sui loro meriti ma solo nella tragica vergognosa (x noi maschi) costatazione che il mondo e ancora troppo pieno di uomini stronzi e ipocriti (anche nelle alte sfere delle forze armate) che in ogni situazione si rapportano all'altro sesso con la "dovuta" galanteria ossequiosa e disarmata che il "gentil sesso esige".
ignorando completamente i consigli dei suoi esperti militari, che avevano caldamente sconsigliato l'utilizzo delle donne nei ruoli di combattimento, per i motivi che già sono stati più volte evidenziati in dettaglio (mettono a rischio i loro commilitoni che sanno che di fatto dovranno proteggerle, hanno minore forza fisica e resistenza, rendono in pratica meno combattivo il reparto nel quale servono, eccetera eccetera.
Ma si sa, quando c'è da fare lo zerbino, Obama non si tira indietro :sick:
e il bullismo o nonnismo come lo chiamate era e ritengo che fosse assolutamente indispensabile necessario e formativo nel plasmare lo spirito di squadra o cameratismoAttenzione, però: c'è bullismo e bullismo. Passi che il commilitone più "anziano" costringa il nuovo arrivato a fargli il letto o il cubo
e il bullismo o nonnismo come lo chiamate era e ritengo che fosse assolutamente indispensabile necessario e formativo nel plasmare lo spirito di squadra o cameratismo
Pensate cosa ne sara' dell'addestramento quando verranno "necessariamente" rilassati i requisiti gli equipaggiamenti attualmente troppo pesanti
joani
Questo è l'unico punto riguardo al quale non sono d'accordo.
Poiché anch'io son stato militare di leva, e siccome ricordo bene le stronzate di certi "anziani", che al di fuori di un contesto militare si sarebbero guardati bene dall'usare un certo linguaggio o dall'assumere certi atteggiamenti, ti dico che "quel nonnismo" non era e non è necessario, proprio perché l'umiliazione dell'altro (come ti ha già fatto notare Massimo) produce solo risentimento, odio e parimenti desiderio di vendetta.
E lo dico a prescindere dalla deleteria presenza femminile.
@@
ps: mi ricordo di due "nonni" romani, ai quali dovetti fare la branda e che mi intimarono di non dire nulla, altrimenti me l'avrebbero fatta pagare.
Be', quando li incontravo fuori dalla caserma, ero solito "puntarli" come un cane da caccia - una volta lo feci anche in un bar, mentre stavano sorseggiando un caffè, ed io mi ero messo di proposito a venti centimetri di distanza da loro - ma col cazzo che si azzardavano a guardarmi in faccia o a dirmi qualcosa...
Non parliamo, poi, di un altro coglione di Reggio Calabria, al quale avrei spezzato volentieri tutte le ossa; e di un altro ancora di Brescia, che all'epoca aveva già 26 anni.
fare il cubo?
E quando c'era ancora la leva le vittime erano all'ordine del giorno nelle cronache, segno che lo scopo non era il bene dell'esercito.
E' inquietante che ci siano donne interessate alla carriera militare, hanno completamente smarrito la loro identità.
DOCUMENTI
MANIFESTO DI RIVOLTA FEMMINILE (LUGLIO 1970)
di Carla Lonzi
[Da Carla Lonzi, Sputiamo su Hegel. La donna clitoridea e la donna vaginale, Rivolta Femminile, Milano 1974, poi Gammalibri, Milano 1982, pp. 13-22, riprendiamo il manifesto di "Rivolta Femminile" del luglio 1970, uno dei testi fondamentali della riflessione femminista in Italia. Carla Lonzi e’ stata un’acutissima intellettuale femminista, nata a Firenze nel 1931 e deceduta a Milano nel 1982, critica d’arte, fondatrice del gruppo di Rivolta Femminile. Opere di Carla Lonzi: Sputiamo su Hegel, Scritti di Rivolta Femminile, Milano 1974, poi Gammalibri, Milano 1982; Taci, anzi parla. Diario di una femminista, Scritti di Rivolta Femminile, Milano 1978; Scacco ragionato, Scritti di Rivolta Femminile, Milano 1985. Opere su Carla Lonzi: Maria Luisa Boccia, L’io in rivolta. Vissuto e pensiero di Carla Lonzi, La Tartaruga, Milano 1990]
La guerra e’ stata da sempre l’attivita’ specifica del maschio e il suo modello di comportamento virile.
Inquietante e repellente, per quanto mi riguarda.Complessi d'inferiorità (e immaturità) indotti dal pensiero mainstream, per cui chi non fa il soldato, il pugile o il manager non è umano, mentre ciò che ci rende umani è proprio agire in modo conforme alla natura.
Perché, dal mio punto di vista, una donna che aspira a "realizzarsi" facendo carriera nell'esercito e desiderando di andare a fare a schioppettate in prima linea (più che altro per "dimostrare" di essere all'altezza dei colleghi uomini... :doh: eh!, gran brutta bestia i complessi di inferiorità), è solo una misera degenerata che non ha capito una beneamata cippa di se stessa e della vita.
Attenzione, però: c'è bullismo e bullismo. Passi che il commilitone più "anziano" costringa il nuovo arrivato a fargli il letto o il cuboVa bene................ parlando di servizio militare di leva (e in italia poi) siamo completamente al di fuori del contesto al quale pensavo, il servizio militare nel nostro paese
o gli tiri qualche gavettone d'acqua. Ma che il nuovo che già deve faticare ad ambientarsi debba anche subire umiliazioni gratuite
violente o infamanti non ha alcuna "valenza formativa". Cosa deve impare uno da queste fastidiose esperienze? Che se è in una
posizione di potere rispetto ad un altro può abusarne? Non è così che si forma il "carattere"; si crea solo il desiderio di vendetta
e già lo diceva Napoleone Bonaparte: "Cosa si pensa di ottenere da un uomo umiliato? Soltanto la voglia di vendicarsi su altri
quando si ha la possibilità di fare loro quello che è stato fatto prima a te". Esattamente quello che avviene fin troppo spesso.
Io ci credo a questo (non nella 3 guerra mondiale) ecco perché anche nel 3 millennio ciò cheBene, ma cosa c'entra questo col nonnismo? Sicuri che vigesse nelle legioni romane e nell'esercito napoleonico?
serve sono ancora i filtri che selezionano e preparano l'uomo a combattere + come un legionario che come un cybermarines.
Il carattere e' la forza principale di un uomo chiamato a simili ruoli e questo (il carattere) lo si acquisisce solo se viene forgiato anche in un ambiente fortissimamente maschile selettivo e antagonista. Solo quando si dimostra di valere si ottiene la solidarietà e fiducia degli altri specie in battaglia, Io non c'ero ma sono sicuro che era questa la gavetta e il collante delle legioni romane o della fanteria napoleonica.
In ogni caso tanto (per restare in tema) tutto questo deve rimanere ................"cosa nostra"
Il carattere e' la forza principale di un uomo chiamato a simili ruoli e questo (il carattere) lo si acquisisce solo se viene forgiato anche in un ambiente fortissimamente maschile selettivo e antagonista. Solo quando si dimostra di valere si ottiene la solidarietà e fiducia degli altri specie in battaglia.Il carattere lo si dimostra ponendosi degli obiettivi e raggiungendoli (anche se magari il fisico non ti aiuta), correndo dei rischi,
In ogni caso tanto (per restare in tema) tutto questo deve rimanere ................"cosa nostra"
Bene, ma cosa c'entra questo col nonnismo? Sicuri che vigesse nelle legioni romane e nell'esercito napoleonico?Il nonnismo o affini non e' un regolamento che si applica o meno
Il carattere lo si dimostra ponendosi degli obiettivi e raggiungendoli (anche se magari il fisico non ti aiuta), correndo dei rischi,Non e la caricatura della virilita e una faccia della virilita che puo legittimamente non piacere e se la valutiamo in astratto e assoluto (del resto anche per me) ma se ci limitiamo esclusivamente al contesto in discussione cioe quello militare (serio) e innegabile che all'interno di queste micro societa "molto particolari" la reputazione il rispetto e la credibilita (sopratutto in un contesto di disciplina militare ) sono cose che non ti sono dovute per le "buone regole del vivere civile" ma te le devi "conquistate sul campo" magari con qualche salutare scazzotata ricordo di ever visto filmati di marines che facevano a pugni (nudi) tra loro, alla fine mentre ci si aspettava che alla base ci fossero i soliti futili motivi e saltato fuori che quello era il loro modo x "fare conoscenza" una specie di rituale per saggiare le qualita umane e sopratutto caratteriali di qualche nuovo arrivato prima di accettarlo tra loro (e credo con il tacito assenso degli ufficiali) . Visto il lavoro che fanno credo che la cosa sia semplicemente naturale e proprio in prospettiva di un ingresso delle femmine anche nei corpi speciali che mi augurerei che fosse quanto + generalizzata
scavalcando o aggirando gli ostacoli, mettendosi in gioco e rischiando la pelle quando è necessario o quando serve, non menare
le mani alla cazzo o vessando o umiliando chi è più giovane o chi è nuovo. Troppo spesso si è fatta la caricatura della virilità per
causare poi la crisi di rigetto della virilità stessa. Chi ne fa la caricatura secondo me fa più disastri e danni di chi la vuole negare.
Non e la caricatura della virilita e una faccia della virilita che puo legittimamente non piacere e se la valutiamo in astratto e assoluto (del resto anche per me) ma se ci limitiamo esclusivamente al contesto in discussione cioe quello militare (serio) e innegabile che all'interno di queste micro societa "molto particolari" la reputazione il rispetto e la credibilita (sopratutto in un contesto di disciplina militare ) sono cose che non ti sono dovute per le "buone regole del vivere civile" ma te le devi "conquistate sul campo" magari con qualche salutare scazzotata ricordo di ever visto filmati di marines che facevano a pugni (nudi) tra loro, alla fine mentre ci si aspettava che alla base ci fossero i soliti futili motivi e saltato fuori che quello era il loro modo x "fare conoscenza" una specie di rituale per saggiare le qualita umane e sopratutto caratteriali di qualche nuovo arrivato prima di accettarlo tra loro (e credo con il tacito assenso degli ufficiali) . Visto il lavoro che fanno credo che la cosa sia semplicemente naturale e proprio in prospettiva di un ingresso delle femmine anche nei corpi speciali che mi augurerei che fosse quanto + generalizzata
possibile
Le donne soldato non fanno notizia da decenni. Le donne comandante, invece, sì, visto che dal prossimo 5 gennaio all’accademia militare di West Point, la più importante e prestigiosa degli Stati Uniti, comanderà Diana Holland. La svolta rosa è arrivata dopo 213 anni d’indiscusso potere maschile nei ranghi più alti dell'esercito americano. Chissà se i 4200 cadetti di West Point continueranno a dire “Signorsì”.
La nomina è di quelle che fanno la storia, d’altra parte risale a qualche settimana fa l’annuncio del Pentagono di permettere alle donne di ricoprire tutte le posizioni di combattimento e l’auspicio dell’Accademia ad arruolarne di più (attualmente sono il 23%). Insomma, i tempi sono maturi perché nell'apparato militare più potente del mondo le donne abbiano accesso (anche) al potere.
Succederà il 5 gennaio 2016 quando a ricoprire il ruolo di 76esima comandante sarà lei, Diana Holland, diplomata a West Point nel 1990, 15 anni dopo l’apertura dei cancelli al gentil sesso, poi veterana dell'Iraq e dell'Afghanistan, quindi impegnata in Germania, a Fort Bragg in Carolina del Nord, e a Fort Stewart in Georgia. Una che ha tutta l’esperienza e il polso necessari a formare le nuove leve: "L'esperienza di comando di Diana - ha detto Eric Fanning, ministro dell'Esercito pro tempore - porterà una nuova e diversa prospettiva alla squadra di comando di West Point. È assolutamente la persona giusta per una posizione così importante". C’è da augurarsi, sperano in molti, che una donna comandante riesca anche ad arginare le violenze di tipo sessuale, denunciate da oltre il 90% dei cadetti donna.
Dal canto suo, la donna dei record - è stata anche il primo generale donna della divisione di fanteria -, che all’età di sei anni confidava al padre, un marine, il desiderio di arruolarsi, si dice “onorata di essere il prossimo comandate del corpo dei cadetti americano. È un privilegio essere parte della squadra che forma i comandanti del nostro esercito". Un compito che non sarà facile, e non solo militarmente parlando.
C’è da augurarsi, sperano in molti, che una donna comandante riesca anche ad arginare le violenze di tipo sessuale, denunciate da oltre il 90% dei cadetti donna.
Invece è già accaduto di vedere reparti femminili comandati da donne, era il Servizio Ausiliario Femminile della Repubblica Sociale Italiana. :D
Invece è già accaduto di vedere reparti femminili comandati da donne, era il Servizio Ausiliario Femminile della Repubblica Sociale Italiana. :D
Non mi risulta, nella RSI i reparti di ausiliarie non erano combattenti.
Il "Leonessa", il cui "C"ompito erano Azioni Antipartigiane.
Ha agito nella Zona del Passo "100 Croci"
Resto dell'avviso che le femmine in guerra non ci devono proprio andare sia per i rischi che la loro mediocrità produce sia per il collasso psicologico comportamentale che
Il "Leonessa", il cui "C"ompito erano Azioni Antipartigiane.
Ha agito nella Zona del Passo "100 Croci"
Quante donne hanno affermato di essersi sentite tradite dall'Armistizio di Cassibile?
si viene a creare nel corpo sociale quando dopo un eventuale conflitto la società cerca di "ricomporsi" nelle sue strutture di base (famiglie):drinks: :clapping:
con quale spirito pensate che maschi e femmine dovrebbero tornare a stare insieme con che ruoli, dopo, che in guerra nella più totale promiscuità si sono scannati a
vicenda scavando un abisso di odio incolmabile tra i generi prima che con i "nemici"
Bisogna stare attenti nel rompere disinvoltamente certi schemi che tanti secoli hanno occorso a configurare